Orpelli racconta incisione di Gianfranco Ferroni donata da Giuseppe Rinaldi Oggi mi limiterò a narrare qualche aneddoto di argomento vario raccolto qua e là tra alcuni appunti disordinati del mio archivio di vite raccontate. Vite più o meno felicemente campate, a volte godute, spesso "scialacquate", ma in ogni caso mangiate e ben bevute. Tempo fa ero in buoni rapporti con un vinificatore della mia zona, era arrivato alla viticoltura dopo una vita ricca di eventi e di radicali cambiamenti che lo avevano condotto ad attività estremamente diverse tra loro. La sua prima passione fu il cinema e, dopo enormi sforzi, riuscì, anni fa, ad avere una piccolissima parte parlata in un film minore diretto da un collaboratore di Michelangelo Antonioni. Si trattava solo di poche inquadrature ma, si sa, il cinema è un'arte ricca di tempi morti e di pause frequenti e prolungate. Appunto in una di queste pause, nella lunga attesa del suo primo "ciak", il mio amico fu colto da un feroce attacco di fame (c'è da dire che, essendo figlio di ristoratori, era anche abituato a frequenti e abbondanti libagioni). Accecato dai crampi allo stomaco, egli fu capace di blandire e sedurre una giovane assistente di scena al solo scopo di strappare qualche morso da una sontuosa pagnotta all'olio che era poggiata lì vicino. E' inutile dire che al termine di quegli ingannevoli approcci il pane era completamente divorato. Poco dopo rientrò il cineasta il quale richiamò con veemenza l'équipe iniziando a impartire ordini a voce alta e con tono incalzante.