Circolo vizioso "ITALIA, FRANCIA E UNA GRANDE ANNATA: IL 1985" Questo non è il solito Circolo Vizioso, il racconto di una serata tra amici allietata dal vino e dal cibo: è la descrizione di un'occasione ufficiale alla quale era collegata una memorabile degustazione. L'occasione era il lancio di Enotrya, la nuova Enoteca on-line sorellina minore di Esperya, come sottolinea l'immancabile ed insinuante "ypsilon"; la degustazione aveva invece come tema "Italia, Francia ed una grande annata: il 1985", e metteva a confronto otto vini, quattro italiani e quattro d'oltralpe, di quel millesimo prestigioso. Pochi degustatori guidati da Gino Veronelli, in un luogo che definire d'eccezione è perfino riduttivo: Casa Leopardi a Recanati. E l'eccezionalità dell'ambiente, carico non solo di suggestione e dell'aura del Poeta ma anche di una storia e di una cultura conservata, trasmessa con passione e quasi vezzeggiata, ha davvero rischiato di far passare in secondo piano i celebri e costosissimi vini. Il Cicerone che ci ha condotto attraverso la storica Biblioteca, il giardino e gli alloggi nobiliari intelligentemente conservati era il conte Vanni Leopardi, vulcanico ed arguto al tempo stesso. Cullati dalle sue parole, dalle descrizioni precise ed affettuose sulla storia del luogo e dei protagonisti che lo hanno reso celebre, ci siamo letteralmente lasciati andare: miracolo del luogo, del contesto, dell'affiorare di ricordi scolastici ed universitari, abbiamo compreso per empatia, per una silenziosa comunione il "dolce naufragare" nel quieto pomeriggio della cittadina marchigiana assaporando atmosfere e suggestioni, manoscritti, antiche rilegature e mobili segnati dal tempo. Dal dolce naufragio siamo riemersi nelle Cantine del palazzo, dove si svolgeva la degustazione: un risveglio un po' brusco, sottolineato dai fari, dai flash delle macchine fotografiche, dalle telecamere e dalla anchorwoman radiofonica che provava ad insinuarsi tra i degustatori attorno al tavolo. Dalla Suggestione, dall'Evocazione all'Occasione in pochi minuti, dalla quiete ottocentesca al brusio tecnologico: un salto vertiginoso e paradossale, un rincorrersi di sensazioni e stimoli in stridente contrasto tra loro ma forse proprio per questo tanto più significativi e veri, che invitavano a lasciarsi coinvolgere, a reagire, a discutere in maniera ben più sanguigna, ben più intensa di quanto non siamo abituati a fare oggi. Poteva il vino, per sua natura così multiforme, veicolo sensoriale e culturale al tempo stesso, riuscire a far da tramite, da elemento conciliatore ed unificatore ad impulsi tanto diversi e quasi centrifughi? Una domanda che, per questa volta, lascerò sospesa: non posso qui dare risposte filosofiche né, men che mai, poetiche, se non altro per la riverenza che il luogo nel quale la degustazione si è svolta suscita spontanea. Sottopongo quindi al lettore a mo' di conclusione ciò che egli forse aspettava fin dall'inizio: le note che sono riuscito a stendere sugli otto (anzi nove) Trofei degustati, le impressioni vivide e non mediate che l'assaggio ha destato, perfino gli echi di qualche discussione avuta con altri partecipanti. E chiedo scusa fin d'ora se la mia prosa non è all'altezza né dei vini, né del luogo e delle memorie, invitando il lettore a considerarla, un po' ironicamente, come un "Esercizio di stile" porthosiano...