Barbera FULGORE ED ESUBERANZA Questo articolo è dedicato ad un amico, uno di quelli che se ne vanno - per sempre - proprio un attimo prima che tu gli dica la cosa più importante. Parlo di Matteo Correggia: con lui abbiamo condiviso un'ansia tremenda, quella combinazione tra la passione per il lavoro e l'amore per la famiglia, talmente intrecciata da non riuscire a capire, e a far capire, quale fosse la cosa più importante. A presto Matteo. Luminosa Barbera, per lei ci vorrebbe una rivista intera. Già la sua storia recente meriterebbe un servizio a parte, che peraltro ci aiuterebbe a capire meglio come è cambiato il vino italiano negli ultimi 50 anni; l'analisi delle sue zone più importanti, la diffusione in regioni diverse dal Piemonte, i modi differenti per interpretarne la produzione: sono tutti argomenti che coinvolgono aziende storiche e nuovi produttori rampanti. Potete immaginare quale magma informativo abbiamo a disposizione: per avere la vita più facile, e per comunicare pochi ma chiari concetti, ci siamo limitati ad esporre quegli aspetti che, vissuti in prima persona come osservatori e consumatori, aiuteranno il lettore a capire anche il successivo racconto della degustazione. Ci scusiamo dunque subito per non riuscire ad esaurire tutti i temi che riguardano questo vitigno, tornato alla ribalta con l'esuberanza, la generosità e la capacità di trascinare gli animi che gli sono proprie. La Barbera, il suo punto di partenza Renato Ratti, che era appassionato consumatore e produttore di Barbera d'Alba, scrive che il vitigno non ha una storia importante e lunga come quella di Nebbiolo e Dolcetto, con i quali, sottolinea, all'inizio non era neanche paragonabile un confronto di nobiltà. La Barbera arriva circa un secolo fa dalle basse Langhe, la sua origine è avvolta nel mistero ed è piuttosto casuale, una di quelle innumerevoli nascite spontanee dal seme di un antico vitigno locale. La sua apparizione nelle più settentrionali aree del Monferrato, dell'Astigiano e del Tortonese, quelle in cui oggi è ampiamente diffusa, coincide con la ricostruzione dei vigneti devastati dalla fillossera: è stato dunque facile conquistare il cuore dei contadini vista la sua abbondanza produttiva, l'agevolezza colturale, la costanza, e se vogliamo anche la pronunciata bellezza dei suoi grappoli. Nel percorso da sud verso nord ha il tempo di affascinare più di qualche vignaiolo dedito al Barolo e al Barbaresco, e seppur incapace di togliere spazi al Nebbiolo la Barbera riesce a farsi una fisionomia langhetta, perfettamente distinta da quelle astigiana e alessandrina. Per questo possiamo delineare almeno quattro tipologie di Barbera, nella cui formazione incidono l'elemento territoriale, il gusto di chi produce, ma anche la proverbiale flessibilità di un vitigno che può veramente dare di tutto, dal vino sfuso più semplice ed entusiasmante ad una bottiglia capace di conservarsi quarant'anni senza fare una piega.