Verticale Un Cabernet Sauvignon piemontese e un Nero d'Avola della Sicilia occidentale, cosa possono avere in comune? Questa volta abbiamo fatto in modo diverso, non abbiamo cercato subito l'elemento unificante ma siamo partiti dai vini, li volevamo proprio insieme, abbiamo poi rintracciato le assonanze, i punti coincidenti, senza forzare la mano ma andandovi incontro, curiosando tra lo studio del passato e le nuove annate, parlando con chi li consuma e con chi li fa. Ed abbiamo fatto una scoperta avvincente: il vino italiano comincia ad avere una sua storia moderna. E' fatta ancora di contraddizioni, di scelte apparentemente solo commerciali, ma anno dopo anno le decisioni degli uomini lasciano tracce che vanno al di là delle bottiglie prodotte, danno il via a modelli, stimolano appassionanti quanto rischiose emulazioni, e incidono sulla cultura del gusto con una forza talvolta brutale. Non ci sono solo le scelte viticole o i premi raccolti – Darmagi e Duca Enrico sono stati e sono ancora tra i vini più ambiti e premiati d'Italia – ma anche le parole di chi li produce, le interviste e i loro interventi in degustazioni guidate e convegni. E' bene che si cominci ad avere buona memoria se non si vuole che il vino si fermi ad un mero oggetto commerciale. Darmagi e Duca Enrico sono nati praticamente insieme, in un periodo di notevole incertezza per il vino rosso (non lo voleva praticamente nessuno), in cui non era facile individuare un ruolo fortemente innovativo se non dietro superficiali iniziative di stampo esclusivamente mercantile.