Riesling ENERGIA, PASSIONE E PUREZZA Se è vero che esistono "culture fredde" e "culture calde" - come suggerisce in un celebre volume il filosofo canadese Charles Taylor - è affascinante pensare che possano esistere vini a loro volta portatori di culture "fredde" oppure "calde" di aromi e sapori. Avvicinarsi al Riesling, e soprattutto alla sua espressione quintessenziale, il Riesling tedesco, significa propriamente avventurarsi in un microcosmo sensoriale a dominante "fredda", fatto di profumi fiabescamente cristallini e trasparenti, agrumosi e intricatamente minerali, supportati da strutture gustative essenziali, spesso giocate su contrappesi organolettici rischiosi e delicatissimi, eppure straordinariamente resistenti al tempo. Considerato da molti come il vino dal perfetto equilibrio tra acidità e dolcezza, il Riesling tedesco è in gran parte un dono delle latitudini settentrionali e dei suoli vulcanici della Germania sud-occidentale, due fattori che sposati con la tenacia e la dedizione del vignaiolo tedesco permettono la nascita dei vini bianchi più fini, rigorosi e longevi del mondo. Ma nonostante le molteplici virtù dell'uva e dei vini bianchi da essa generati, il Riesling resta ancora oggi il vitigno forse più sottovalutato al mondo, tanto dai critici quanto dai consumatori appassionati; e parimenti sottovalutati risultano essere perciò i grandi bianchi monovarietali della Germania sud-occidentale, prodotti nei distretti di Mosel-Saar-Ruwer, Pfalz, Rheingau, Nahe, Mittelrhein e Rheinhessen. Concordano in questo giudizio due firme tra le più autorevoli e indipendenti del giornalismo enogastronomico internazionale, Hugh Johnson e Jancis Robinson, che a più riprese hanno parlato del Riesling come di un vitigno di assoluta nobiltà, i cui vini sono più spesso malintesi e sottovalutati piuttosto che capiti e giudicati "iuxta propria principia" (e per accorgersi della verità di queste osservazioni è sufficiente scorrere i punteggi assegnati da riviste acclamate come Wine Spectator o Wine Advocate ai Riesling tedeschi e compararli con i punteggi assegnati agli Chardonnay californiani).