Abbinamento Lagrein e Teroldego È la sintonia regionale con il cibo quella che accomuna una volta di più Lagrein e Teroldego Rotaliano. Ma se su numerosi punti le assonanze sono complete, come emerso dall'articolo a loro dedicato, questi due vini hanno una maniera diversa di affrontare le ricette, come se le guardassero ogni volta da un'ottica opposta. A contatto con il cibo il Lagrein si fa duttile, la sua tannicità mantiene un tono affettuoso, il Teroldego diviene invece intransigente e gli aspetti duri del suo carattere cercano un confronto più serrato. Questa affascinante differenza si percepisce sia sulle versioni leggere e semplici sia su quelle dense e complesse, a conferma della consistente unità espressiva dei vitigni. Gli aspetti ricorrenti della cucina del Trentino Alto Adige sono legati alla carne, maiale e cacciagione in particolare, alle zuppe, ai prodotti della terra, come i funghi, e al tono affumicato di numerosi condimenti. La spontanea terrosità di Teroldego Rotaliano e Lagrein è il primo tratto che permette una comunione completa con l'intero campo degli ingredienti regionali: il vino si cala nel confronto senza paura di perdere la sua identità, talvolta finisce per rimetterci ma il suo sforzo, grintoso ed energico, non è mai sterile o vano. In questo senso c'è una bella similitudine con il comportamento di Sangiovese e Montepulciano, con i quali Lagrein e Teroldego Rotaliano dividono una sorta di eroica disponibilità ad affrontare tutto il cibo esistente. Per spiegarci meglio facciamo notare la differenza con vini a base di Nebbiolo, Aglianico e Nerello Mascalese, contraddistinti da un profilo longilineo e da una fisionomia austera: la loro aristocratica e selettiva «inaccessibilità», tanto amata dagli appassionati, è un limite nel rapporto con il cibo al punto che dobbiamo scegliere con attenzione se non vogliamo disperdere quel patrimonio fatto più di sfumature che di note eclatanti. Tornando al nostro punto di partenza approfondiamo la differenza di atteggiamento tra Lagrein e Teroldego Rotaliano. Il vitigno altoatesino ha una carnosità più convinta, elementi come tannino e acidità appaiono più integrati, ciò gli consente di trattare meglio le minestre, da quelle in brodo a quelle sostanziose di legumi (e non solo); la profondità dei profumi aiuta sia quando si tratta di coniugare sentori affumicati, sia quando si incontrano salse molto dense, anche venate da una leggera dolcezza o caratterizzate dalla contemporanea presenza di frutta ed elementi speziati. La versione più agile del Teroldego Rotaliano è una delle migliori opzioni per i piatti a base di funghi cotti: si compone una misteriosa complicità tra la mineralità sanguigna del vino e la fibra di porcini, mazze da tamburo ed altre specialità del sottobosco dal gusto forte e autunnale. Quando il vino trentino acquisisce un tratto di maggiore severità e la struttura si fa incisiva è la volta di provare piatti a base di cacciagione, con i quali funzionano la trama tesa del Teroldego, i suoi ritorni vibranti e quel retrogusto amaro che sovente segna il confine tra un vino nato per essere bevuto e uno costruito solo per essere degustato.