Soave DUTTILITÀ E LEGGIADRIA Era tempo che la rivista si occupasse di uno dei vini italiani più famosi e diffusi al mondo. Il Soave è legato a Verona, città che rappresenta da sempre una incredibile cassa di risonanza; il suo nome bellissimo è quello di un luogo medievale le cui magia e amenità sono indiscutibili; il profilo del vino può essere irresistibile perché condensa senza mediazioni, o interventi dell'uomo, levità e carattere, rigore e piacevolezza, energia e purezza; il profumo non aromatico e la sua flessibilità gustativa permettono al Soave di essere un prezioso bianco da pesce, autorevole, penetrante e al tempo stesso delicato. Il nome non ha a che vedere con le sue doti di delicatezza, anche se questa è senz'altro - nel bene e nel male - la parola chiave, ma risale agli Svevi (Suaves) che hanno abitato la Valle dell'Alpone in periodi diversi. Dicevamo della delicatezza, una proprietà che raramente nasce spontanea e che invece è nel codice genetico del vitigno con cui il Soave è fatto, la Garganega. Da almeno duecento anni alla Garganega spetta il ruolo di uva bianca più diffusa della provincia di Verona e del lembo occidentale di quella di Vicenza (qui viene declinata al maschile); accanto a lei nel taglio dei bianchi si trovava un tempo la Turbiana, detta anche Trebbiano di Soave, che purtroppo è stata sostituita progressivamente prima dal Trebbiano Toscano, protagonista della catastrofe, e poi dallo Chardonnay, al quale va dato il merito di aver rilanciato l'interesse per il vino Soave nonostante ne abbia uniformato la personalità. Dietro la delicatezza del Soave si sono nascosti per un ventennio produttori privati e cantine sociali che non sapevano neanche cosa fosse l'essenza del bianco veronese, non avevano idea di quale eleganza fosse capace se lasciato esprimersi secondo la sua vocazione. Attraverso una politica viticola irresponsabile, concentrata su una pianura troppo fertile per dare qualità e impostata con una eccessiva resa per pianta, si è demolita in pochi lustri una cultura, è stata infangata un'immagine ed è stata minata una tradizione che portava con sé almeno 400 anni di storia. E' una fortuna che la zona sia pregevole e ricchissima, composta da un'area denominata Classica appartenente ai comuni di Soave e Monteforte d'Alpone, e da un'area chiamata convenzionalmente "allargata", della quale fanno parte comuni come Colognola ai Colli, Mezzane, Roncà, Illasi e Montecchia di Crosara.