Il passo lento del bosco
La luce filtra tra i rami degli abeti in un angolo di bosco in Val Malenco, Valtellina, accarezza la figura di una bambina che cammina accanto a una donna minuta dai gesti calmi e sapienti. La bambina si chiama Valeria. Ha i capelli mossi, spettinati dal vento di montagna, e gli occhi attenti di chi impara osservando in silenzio. La donna è sua nonna, ha il volto scolpito dal freddo e dalla fatica, cammina leggera sul muschio, come se appartenesse a quel paesaggio da sempre. I suoi occhi piccoli, neri, leggermente a mandorla e brillanti, passano al setaccio il sottobosco. A un certo punto si abbassa, raccoglie un piccolo fiore viola, lo annusa, lo assaggia, ne porge uno a Valeria: «Questo è buono, ti fa bene». Lei lo prende, lo assapora, sa di selvatico e di casa insieme.
È lì che Valeria scopre il suo primo mondo: quello del bosco, delle piante spontanee, delle foglie che si masticano per lenire, delle radici che si bollono per guarire. Raccogliere, conoscere, rispettare: ogni gesto ha un significato, ogni erba una storia. Non è solo sopravvivenza. È cultura, è spiritualità, è memoria.