A cura di Michele Vigasio L’ANALISI DELLA MATURAZIONE DELLE UVE E LA LORO VALUTAZIONE La qualità delle uve parte e si misura in vigneto, ma la sua percezione nel vino sta cambiando La valutazione in prospettiva enologica del risultato viticolo di questo 2025 non può che ripartire considerando alcuni temi di fondo che avevamo proposto nella precedente edizione 2024. Il primo è quello, non nuovo, del cambiamento climatico che si fa sempre più pressante, tanto da determinare una chiusura delle vendemmie che, se non segna un nuovo record di anticipo, almeno lo eguaglia. Eppure la cosa quest’anno sembra essere passata quasi inosservata. Dell’andamento meteorologico, già approfondito nel capitolo 1, sarà proposta un narrazione tecnica trasposta all’ambito calcistico attraverso metafore e paragoni, tanto per renderla più immediata e anche meno noiosa. La consueta dettagliata analisi tecnica sui piani della fitopatologia, la fenologia e la meteorologia, sarà infatti oggetto di una scomposizione negli intervalli che caratterizzano una partita di calcio, a seconda dell’evoluzione del suo risultato: quattro tempi dunque (considerando i supplementari) per gli areali viticoli meridionali della Regione, e un’appendice ulteriore, quella dell’estensione “ai rigori”, per quel che riguarda l’esito della vendemmia al Nord. Come in tante altre annate precedenti abbiamo premesso che ci sono necessariamente differenze tra l’esito dell’andamento vendemmiale sia tra vitigni diversi, come è ovvio, sia, a parità di vitigno, tra i diversi areali di coltivazione. La qualità, che ci ostiniamo a definire e quantificare in tutti i suoi parametri in modo da rendere confrontabili le misurazioni conservate in un database valorosissimo che oggi raggiunge i 35 anni, entro certi limiti (o valutazioni per essere più chiari) può avere profili diversi, anche perché molto diverse sono le tipologie enologiche del nostro panorama produttivo. Allora qui cominciamo con l’anticipare che dopo un’annata, quella del 2024, che si era “salvata in corner” per il risultato qualitativo, quest’anno resta poco da discutere a fronte di dati che riportano mediamente ottimi valori sul fronte degli accumuli zuccherini, un quadro acidico corretto e, nel complesso, altro fattore qualitativo fondamentale, un profilo sanitario delle uve molto buono se non ottimo. Meno positivo sul voto finale, invece, fino a poche annate indietro, sarebbe stato il contributo proveniente dalla valutazione quantitativa. Dal momento che la valutazione complessiva deriva dalla sommatoria di 6 parametri (si veda il paragrafo successivo che include il metodo analitico di valutazione), tra i quali è presente anche la quantità, il bilancio dell’annata, partito potenzialmente nella norma, è stato ridimensionato di non poco proprio sul finale. Al Sud la causa della riduzione delle rese sono stati i forti fenomeni di appassimento concomitanti con l’ondata di calore avvenuta a inizio agosto (il quarto tempo, o secondo supplementare, della partita 2025 per intenderci), mentre al Nord, dove i picchi di temperature sono stati più clementi, il problema è stato la fauna selvatica, più diversificata e affamata che mai e sicuramente in forte crescita. Ad essa vanno imputati in molti vigneti cali produttivi finali anche superiori al 30%. Questo è un problema che non può più essere trascurato, particolarmente nelle zone a viticoltura meno intensiva, dove il tanto auspicato trionfo della biodiversità rischia veramente di minare la sostenibilità economica degli impianti. Proprio al Nord, inoltre, si è registrata una differenza macroscopica nella perfomance delle uve rispetto al Sud. Negli areali viticoli pedemontani, come è stato già spiegato dettagliatamente nel capitolo precedente e sarà ripreso in seguito, la piovosità è stata infatti decisamente maggiore e in crescendo proprio nel periodo finale della stagione, con conseguenze sulla maturazione delle uve, come si potrà ben intendere, non certo positive. Nonostante questo nel complesso anche in queste zone e forse proprio grazie al ridimensionamento quantitativo, si sono portate in cantina uve dal profilo più che discreto. Vigneti a Carpeneto (AL) - Foto di Monica Massa