A cura di Michele Vigasio L’ANNATA, LA VITE E LA QUALITÀ DELLE UVE Come una partita di calcio: dopo due tempi regolamentari il 2025 in Piemonte va ai tempi supplementari al Sud e si decide ai rigori al Nord Dopo la chiusura di quest’annata 2025, ancora una volta con un anticipo straordinario, ci ritroviamo a scomporla e analizzarla nella propensione semplificatoria, ma inevitabile, di trovare analogie con qualcuna di quelle passate. Tentativo che si rivela come sempre vano, vuoi per la differenza riscontrata in avvio di stagione, vuoi per la piovosità di un determinato periodo, vuoi infine per qualsiasi altro motivo che porta ancora alla conclusione che, almeno nella casistica di chi scrive, non esiste un’annata fotocopia di un’altra e che di conseguenza la nostra esperienza e la nostra visione tecnica è sempre rivisitabile e migliorabile. Cosa non da poco. Il 2025 è stato caratterizzato da un andamento meteorologico quasi nettamente suddiviso in fasi, da ciò il titolo che richiama ai tempi di una partita di calcio. Fasi che partono con un germogliamento avvenuto nella norma, che ha fatto seguito a un inverno finalmente degno di tale nome o quasi. La fase 1 primaverile, il primo tempo, decorre con un regime termico propriamente medio, soltanto talvolta intervallato da parentesi di 4-5 giorni con clima caldo-asciutto, quasi un assaggio di estate (la prima proprio a cavallo tra aprile e maggio, della quale si ricorderà la Festa dei lavoratori come giornata dal pieno sapore estivo). Questo andamento, mai accompagnato da importanti cali delle temperature minime, tipici della stagione, ha permesso il procedere regolare dello sviluppo fenologico, talvolta con accelerazioni brevi ma intense. Le fasi del risveglio e della crescita vegetativa si sono quindi mantenute in sostanza su tempi nella media o anticipati fino al momento della fioritura, iniziata, appunto, con qualche giorno di anticipo e poi completatasi molto rapidamente. Parallelamente, la piovosità in questa prima fase si è rivelata estremamente elevata, raggiungendo e spesso superando a fine maggio i quantitativi già alti accumulati nelle precedenti due annate. Non sono mancati, in questa fase fenologica estremamente delicata, fenomeni importanti di filatura delle infiorescenze e, in aggiunta, anche di colatura fiorale. Questi fenomeni, più evidenti nelle condizioni predisponenti al forte vigore, hanno rappresentato certamente un primo fattore di ridimensionamento del carico produttivo originario. Cogliamo l’occasione, in questo testo che vuole essere un diario tecnico di quanto accaduto in campo, di ricordare che se il 2024 era stato definito come annata ‘ ’ per la peronospora, il 2025 sarà quello più problematico in assoluto per il ritorno, su livelli altissimi e omogenei per distribuzione, delle infestazioni della tignoletta , in assoluto il problema entomologico principale dell’annata. horribilis Lobesia botrana Primi segnali precocissimi di lignificazione dei germogli su Nebbiolo a fine giugno - Foto M. Vigasio A questa problematica si è aggiunta più a Nord quella di Popillia japonica con popolazione in netta crescita e in espansione in tutto il Nord-Italia, come hanno testimoniato le decine di articoli sull’argomento apparsi sulla cronaca agraria relativa a tante zone viticole e parchi cittadini. Ma torniamo alle piogge iniziali, dicevamo, che hanno determinato grandi complicazioni e preoccupazione iniziale, nella difesa anti-peronosporica. Dopo una comparsa precoce, il patogeno ha presentato un conto anticipato, fortunatamente soprattutto nelle infezioni fogliari, che è andato crescendo proprio fino all’inizio di giugno. Quest’anno il trattamento di apertura delle operazioni di difesa è stato consigliato con il massimo anticipo di sempre: solo pochi giorni dopo la metà del mese di aprile. Nel complesso, successivamente, la difesa antiperonosporica è stata ben gestita e meglio gestibile grazie proprio a quelle parentesi soleggiate e asciutte citate poco fa, tra le quali, soprattutto, quella provvidenziale, prolungatasi per più di 30 giorni nella seconda fase, cominciata al termine della prima decade di giugno. Le giornate caldissime, con temperature superiori ai 34 °C nella fase centrale del mese, porteranno questo mese a contendersi il primato del periodo con quelli precedenti del 2003 e del più recente 2022, tra i più roventi e simili.