L'editoriale People have the power: la scienza a scuola diventa democrazia di Assunta Croce - Segretaria generale Fondazione Diasorin ETS Negli ultimi anni, sempre più spesso, scienza e tecnologia entrano nella vita quotidiana e influiscono sulle nostre scelte, anche quelle più ordinarie. Non soltanto nei momenti di emergenza o di innovazione più evidente, ma anche quando si parla di salute, ambiente, uso dei dati o di nuove applicazioni che, quasi senza accorgercene, si inseriscono nel nostro quotidiano. Spesso, però, questi cambiamenti avanzano più rapidamente della nostra capacità di comprenderli davvero, fino in fondo. In questo contesto, il rapporto tra cittadini e scienza è sempre più complesso e a fare la differenza sono la capacità di sapersi orientare in un flusso continuo e massivo di informazioni non sempre attendibili e, soprattutto, la capacità di distinguere tra ipotesi ed evidenze reali, tra risultati consolidati da anni di ricerca scientifica e opinioni. È proprio questo il concetto di cittadinanza scientifica: la possibilità – ma soprattutto la responsabilità – per tutti di partecipare al dibattito pubblico sulla scienza, dando voce, in modo informato e ragionato, al proprio punto di vista. Un principio profondamente legato al funzionamento delle società democratiche, ma non così immediato da mettere in pratica. Per potersi esprimere davvero, infatti, non basta essere informati: servono strumenti per comprendere come procede la scienza e in che modo il metodo scientifico indaga la realtà, contribuendo alla costruzione di nuova conoscenza. Occorre saper discernere tra notizie verificate e fake news, risalire alle fonti per poter esprimere un’opinione fondata sui fatti e non sull’emotività del momento. La cittadinanza scientifica riguarda tutti noi, perché la scienza ci interpella continuamente. I test genetici predittivi, l’utilizzo dei vaccini, le prospettive dell’editing genomico e della medicina di precisione, l’impiego di organismi geneticamente modificati e molti altri temi pongono interrogativi che non possono essere affrontati delegando esclusivamente agli esperti. Ma dove e come si costruisce cittadinanza scientifica? È innanzitutto a scuola che queste competenze iniziano a prendere forma. Non solo attraverso lo studio teorico, ma anche nel contatto diretto con il metodo scientifico: osservare, formulare ipotesi, sperimentare, confrontare risultati. Un percorso che riguarda tutti gli studenti, non soltanto chi sceglierà una carriera scientifica. E che contribuisce a plasmare un modo di pensare efficace in molti ambiti della vita adulta. Quando le scuole lavorano ponendo al centro il metodo scientifico e dando l’opportunità ai propri studenti di sperimentare in prima persona la bellezza e la complessità della scienza, si pongono le basi per una cittadinanza piena e consapevole. Qualche esempio? Mi piace sempre ricordare il lavoro dell’Istituto “Nicola Pellati” di Nizza Monferrato (AT), prima scuola a vincere il concorso nazionale “Mad for Science”, promosso dalla Fondazione Diasorin ETS e che ogni anno mette in palio un premio in denaro per rinnovare i laboratori di scienze nelle scuole superiori con strumenti all’avanguardia. A partire da quella vittoria, studenti e docenti hanno avviato un lavoro continuativo di osservazione del territorio, seguendo nel tempo la presenza dei lieviti sugli acini d’uva nei vigneti locali. I dati raccolti – stagione dopo stagione – sono stati poi condivisi con i ricercatori del CREA-VE – Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia di Asti, che li hanno impiegati per analisi più approfondite. Grazie al sequenziamento del DNA dei microrganismi presenti sulle uve, è stato possibile ricostruire come sia cambiata la biodiversità nei territori dell’astigiano negli ultimi dieci anni, rendendo tangibili le sfide poste dai cambiamenti climatici. Un percorso che mostra, in modo molto concreto, come la partecipazione attiva, la formazione scientifica continua e il confronto con la ricerca possano trasformare l’esperienza scientifica in qualcosa di più ampio. È proprio da esempi come questo che, nel tempo, prende forma una cittadinanza scientifica più solida: costruita non solo su ciò che si studia, ma su ciò che si osserva e si sperimenta in prima persona e che, proprio per questo, si comprende fino in fondo. Fondazione Diasorin ETS è un ente no profit costituito da Diasorin S.p.A. nel 2020 per suscitare nei giovani l’interesse per la scienza, sostenere la formazione degli insegnanti e promuovere la cultura scientifica nelle scuole. I suoi progetti coinvolgono centinaia di istituti in tutta Italia. Dal 2024 è riconosciuto come Ente Formatore presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito.