ENOLOGIA CO : scarto, pericolo e risorsa 2 Alessandra Biondi Bartolini La CO può accumularsi negli ambienti di cantina e negli spazi confinati rappresentando un pericolo da non sottovalutare. La possibilità di recuperarla rappresenta un'opportunità per la quale esistono un numero sempre crescente di soluzioni 2 Cossano Belbo (AT), giugno 2021; Verona, settembre 2022; Gioia del Colle (BA), giugno 2023; Bassano del Grappa (VI), settembre 2023; Soliera (BO), settembre 2024: l'elenco dei luoghi e delle date degli incidenti, in molti dei casi mortali, avvenuti nelle cantine a causa delle esalazioni di anidride carbonica, continua purtroppo ad allungarsi di anno in anno e non può lasciare indifferenti. Le cause sono oggetto dei corsi sulla sicurezza obbligatori che le cantine somministrano ai loro operatori; i rischi e gli strumenti di prevenzione sono riportati sia nel testo unico per la sicurezza sul lavoro D.Lgs. 81/08, sia nel DPR 177/2011 "Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati". Eppure l'anidride carbonica è un nemico invisibile, inodore e insapore e il rischio a essa collegato è purtroppo spesso sottovalutato. La CO che si forma nel corso della fermentazione alcolica (si parla di 8-9 kg per ogni ettolitro di mosto fermentato) è un gas più pesante degli altri presenti nella miscela dell'atmosfera e per questo tende a depositarsi e stratificarsi in basso, nei locali e nei serbatoi. Per lo stesso motivo e per la scarsa mobilità degli accumuli, generalmente il suo allontanamento è possibile solo attraverso una ventilazione forzata, mentre la ventilazione naturale dei locali risulta poco efficace. 2 Inoltre la CO è un gas estremamente stabile e se non viene rimossa, i suoi accumuli possono permanere nelle zone dove il ricambio d'aria non è adeguato anche per diversi mesi. Nell'atmosfera il contenuto in CO è dello 0,03%; è quando sale al di sopra di valori dello 0,5% che comincia a manifestarsi l'effetto tossico e asfissiante di questo gas, legato all'azione di rimozione e allontanamento dell'ossigeno. Gli effetti si aggravano con il livello presente e vanno dal mal di testa e le vertigini, fino alla perdita di conoscenza, la crisi respiratoria, il coma e la morte. 2 2 La prevenzione è legata anzitutto alla formazione e il coinvolgimento degli operatori nell'applicare le procedure e utilizzare i DPI ogni volta che svolgono delle attività all'interno degli spazi confinati, che si definiscono come ambienti chiusi o parzialmente chiusi, con accessi limitati e scarsa ventilazione naturale, non destinati alla permanenza delle persone, dove possono verificarsi condizioni pericolose per la vita o la salute. Ed è appunto nei silos, le cisterne, i serbatoi interrati, le vasche e le autoclavi, dove gli operatori entrano in occasione delle operazioni di ispezione, svinatura e pulizia, che si verificano la maggior parte degli incidenti. Nelle cantine occorre predisporre dei sistemi di ventilazione forzata ben dimensionati e progettati tenendo conto della geometria dei locali o dei serbatoi. La sensoristica disposta in cantina può raccogliere dati in continuo sui contenuti in CO e attivare in modo automatico i sistemi di ventilazione quanto si superano i livelli di normale contenuto dell'aria o un allarme sonoro e luminoso quando sono invece superate le soglie di sicurezza. 2 Tra i sensori più utilizzati ci sono quelli a infrarossi, nella cui scelta occorre porre molta attenzione alla precisione e alla scala, che deve essere adeguata e coprire tutto l'intervallo dei livelli di rischio utili per poter intervenire. Per rimuovere la CO di fermentazione nel momento in cui si forma e senza che fuoriesca dal serbatoio, una delle strategie più efficienti è sicuramente quella di catturarla direttamente dalla parte superiore dei tank chiusi e convogliarla passivamente all'esterno oppure, recuperarla e riutilizzarla, trasformando un sottoprodotto potenzialmente pericoloso, in una risorsa utile. 2