L editoriale Crisi libera tutti 3 3/2026 possibile ascoltare l articolo scaricando la traccia audio a questo link https://bit.ly/4cbLVdB o inquadrando il QRCode di Alessandra Biondi Bartolini N el 2009, nel pieno di una delle pi drammatiche crisi finanziarie avvenute a livello globale, Silvio Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, in occasione di una conferenza stampa insieme al Ministro Tremonti disse Quello che si deve fare far rivivere i consumi e far tornare tutti al loro stile di vita precedente. Dovremmo chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano di crisi, perch cos distruggono la fiducia dei cittadini . Tra tutti quei signori c erano gli analisti, gli economisti e la stampa. Sono parole che suonano come un bavaglio, ma che richiamano anche a una formula magica o a una scaramanzia: basta non pronunciare la parola maledetta la crisi - e tutto torna come prima. Oggi questo atteggiamento sembra a volte di ritrovarlo nelle tante discussioni che si fanno nel mondo del vino. Difficolt , criticit , cambiamenti, attacchi...Tutto per non dire crisi e per non affrontarla con le misure complesse, strategiche, pianificate e programmatiche che ogni crisi richiede. Non che non si stia facendo niente o che non ci si ponga il problema del futuro del settore. A tutti i livelli, che siano consortili, regionali, nazionali o europei un continuo convocare tavoli tecnici. E tuttavia se nel comunicato finale del recente European Wine Summit tenutosi a Taranto nel mese di giugno si legge che il settore del vino un sistema integrato, nel quale produzione, innovazione e domanda operano in modo sinergico e poi nelle cantine le giacenze solo in Italia superano i 50 milioni di ettolitri, forse tutta questa sinergia non c o, come sosteneva Berlusconi, non bisogna parlarne. Veramente la strategia pu limitarsi a fare promozione come se non ci fosse un domani e a celebrare i valori storici, culturali e sociali del vino? Possiamo pensare di continuare a trovarci di anno in anno - ogni anno a tamponare quelle che si definiscono emergenze ma che ormai non lo sono pi , continuando a parlare di eccedenze, rese, superi, distillazione, ristori, declassamenti ecc. ecc.? E non all arrivo di un nuovo fattore di crisi che si possono dimenticare i precedenti: le crisi geopolitiche non hanno spazzato via la crisi climatica, i cambiamenti nei consumi non hanno cancellato la necessit di transizione digitale. Tutto quello che negli anni scorsi potevamo ipotizzare e prevedere (magari muovendoci di conseguenza), qui. Tutto insieme: un enorme intrigo da sciogliere. Eppure prima o poi andr affrontata questa grande terapia di gruppo: politici, viticoltori, cantine, associazioni di categoria, distributori e ristoratori. Non per mettere tutti d accordo senza che nessun si faccia male perch questo non sar possibile. Il rischio di prendere decisioni impopolari fa parte del fare politica. Solo cominciando ad ammettere che no, tutto non torner come prima, e che per risolvere situazioni complesse occorrono strategie complesse e di lungo periodo, potremo affrontare seriamente questo momento di svolta. Serviranno competenze e coraggio e servir una visione. Li abbiamo? Le prime probabilmente s , forse basterebbe non considerarli delle Cassandre, questi signori . Sul coraggio forse c ancora un po da lavorare. La visione chiss . Forse dovremmo cominciare allargando lo sguardo, al di l delle singole denominazioni, delle regioni, dei confini nazionali e del pubblico conosciuto di chi gi tra i nostri consumatori. Forse dovremmo guardare che cosa stanno facendo gli altri. I Francesi, per esempio, hanno sviluppato un piano nazionale di riduzione delle superfici e della produzione proiettato al 2035: pu essere impopolare, doloroso, drastico, ma almeno c . In Italia si guarda alla prossima vendemmia, si insiste sulla promozione e si esce con uno spot istituzionale di sostegno al comparto. Uno spot per convincere e coinvolgere chi, poi? Sul fronte dei consumi se il vecchio mondo ha voltato le spalle al vino e non avvenuto dall oggi al domani forse dovremmo andare a conoscere meglio coloro che manifestano interesse per i nostri prodotti: nelle pagine di questo numero Lorenzo Biscontin parla dei nuovi mercati e dei paesi importatori emergenti, con numeri e schede scaricabili ricche di informazioni. E poi ci sono i giovani. Cosa cercano i giovani? Cosa piace loro e perch si sono allontanati? Del mondo dei giovani si parla tantissimo e si dice tutto e il contrario di tutto: che sono alto-spendenti e che non hanno una lira, che sono influenzabili dagli influencer e che non ascoltano nessuno, che mangiano male e bevono peggio e che sono salutisti. Il punto che per lo pi se ne parla senza mai lasciarli intervenire. Forse ascoltandoli e provando a vedere le cose con i loro occhi potremmo anche capire che un mondo di adulti che si rivolge ai giovani con un mi raccomando bevi! , appare quantomeno un po distorto. Ma forse sar che non lo vogliamo davvero sapere cosa ne pensano loro dello spot del Ministero con l Inno di Mameli. Storicamente le crisi arrivano quando una situazione diventa vecchia e allora qualcosa succede. A volte gradualmente, a volte improvvisamente. A volte si affrontano per tempo e diventano opportunit , altre volte arriva la decadenza e altre ancora parte una rivoluzione. Magari una rivoluzione gioiosa, sostenibile e fatta dai giovani, che ne devono essere i protagonisti realizzando forme nuove della politica , come si auspicava Carlo Petrini nella presentazione di Terra Madre del 2024. Perch , sappiatelo, quella degli struzzi che mettono la testa sotto la sabbia una bufala: lo sanno anche loro che con la testa sotto la sabbia si muore soffocati.