7.4. L'eccezionalità agricola e la gestione del rischio nella PAC Il diritto dell'Unione Europea, pur essendo imperniato sul principio della libera concorrenza, riconosce all'agricoltura uno status peculiare per raggiungere gli obiettivi di cui all'Art. 39 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE), che stabilisce come obiettivi fondamentali della Politica Agricola Comune (PAC) incrementare la produttività, garantire un equo tenore di vita agli agricoltori, stabilizzare i mercati, assicurare la sicurezza degli approvvigionamenti e prezzi ragionevoli per i consumatori . L'agricoltura gode pertanto di un'eccezionalità giustificata dalla sua dove per assicurare la redditività agricola la PAC è ricorsa nel tempo a strumenti variegati, passando da un originario sistema di acquisti pubblici a intervento, realizzato attraverso i prezzi garantiti, a un regime di pagamenti diretti e, da ultimo, a una gestione proattiva delle crisi. Lo ha fatto con l'introduzione, all'interno dei piani strategici della PAC 2023-2027, dei fondi mutualistici per la stabilizzazione del reddito volti proprio a far fronte ad eventi avversi che rischino di portare il comparto sotto la soglia di sostenibilità economica . Strumenti questi ultimi che per essere compatibili con la disciplina degli aiuti di stato, rientrando nella cosiddetta green box dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), devono essere attivati solo in presenza di significativi cali di reddito superiori al 20% e non di pura e semplice alterazione dei prezzi . In questa parabola evolutiva l'Articolo 39 del TFUE continua a rimanere il riferimento, laddove si propone l'obiettivo di assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola. E proprio in questa ottica i fondi mutualistici e gli IST in genere permettono ai viticoltori di accantonare risorse in annate profittevoli per compensare cali di reddito superiori al 20% in annate poco produttive. [18][19] funzione sociale [19][20] [18] Per i territori collinari piemontesi l'opportunità risiede nel trasformare questi fondi da puramente assicurativi a strumenti di governance della filiera, dove l'erogazione sia legata non solo a eventi avversi di natura climatica, ma a dinamiche di mercato sfavorevoli, sempre nel rispetto dei limiti imposti dalla disciplina degli aiuti di stato. In trovando in ciò un qualche supporto nella sentenza Endivia (C-671/15) dove la Corte di Giustizia ha chiarito che la deroga agricola che consente alle organizzazioni di produttori di concordare prezzi e volumi di vendita, pratiche normalmente vietate e bollate come cartelli, solo se tali attività sono strettamente necessarie e proporzionate agli obiettivi della PAC, consentendo di migliorare l'efficienza e la stabilità del settore . Le deroghe della PAC non sono però oggi assegni in bianco, ma concessioni vincolate a risultati tangibili. E se i Consorzi vogliono utilizzare gli strumenti di gestione dei volumi e di orientamento dei prezzi, devono dimostrare che tale coordinamento serve, ad esempio, a preservare la biodiversità o a evitare l'erosione dei suoli collinari. La sostenibilità diventa quindi la giustificazione legale per l'azione collettiva e tutto ciò ci permette di guardare con interesse a modelli come quello dello Champagne o delle associazioni interprofessionali svizzere, da cui si possono trarre spunti interessanti . Perché questo modello funzioni è necessaria una . Non basta disporre di indicazioni e raccomandazioni sui prezzi consigliati: è necessario che l'intera filiera condivida i dati sulle giacenze e sulle previsioni di vendita. Solo una base informativa comune permette di invocare la deroga antitrust senza incorrere in sanzioni, poiché l'obiettivo non è il profitto monopolistico, ma proprio l'equilibrio di filiera . [21] [15][2] trasparenza simmetrica [22][23]