7.5. Il modello svizzero: trasparenza dei costi come base di lealtà L'esperienza svizzera rappresenta un caso di studio peculiare e, come esaminato con completezza al capitolo precedente, offre un suggerimento metodologico di grande interesse per la gestione della viticoltura eroica e dei suoi alti costi fissi, riuscendo così a mantenere viva la viticoltura di montagna. E ciò, guardando con al modello con gli occhiali del giurista, attraverso una concertazione precontrattuale molto rigida. Il sistema elvetico si basa infatti proprio sulla concertazione precontrattuale, assistita dalla terzietà dei dati. In questo modello il cuore del sistema è l'analisi dei costi di produzione per ogni tipologia di vigneto effettuata da , centro elvetico di eccellenza federale. Questi dati, percepiti come terzi e oggettivi, fungono da base per accordi che evitano la vendita sottocosto . Il successo svizzero non risiede nella legge, ma nella . Giuridicamente, questo limita lo spazio di manovra dell'authority antitrust, poiché non si sta fissando un prezzo di vendita, ma si sta definendo la soglia sotto la quale l'attività economica cessa di essere tale per diventare distruzione di valore. Sebbene il diritto svizzero sia più permissivo di quello UE in materia di intese, il punto di forza esportabile è l'uso del dato tecnico come parametro di congruità: il principio elvetico della trasparenza dei costi rappresenta pertanto un modello replicabile anche nel perimetro unionale per giustificare la congruità dei prezzi . Traslando ad esempio in Italia questo modello, se un Consorzio pubblicasse costi di produzione certificati da un ente autorevole e terzo, qualsiasi contratto che prevedesse un prezzo inferiore diventerebbe difficilmente giustificabile sotto il profilo della lealtà commerciale ai sensi del D.Lgs. 198/2021, offrendo per altro verso un punto di riferimento oggettivo nelle trattative contrattuali. Agroscope [24][25] fede pubblica del dato [26][20]