8. Conclusioni ed analisi prospettica Le analisi economiche e gestionali condotte nel presente studio evidenziano con chiarezza come la sostenibilità della viticoltura collinare piemontese sia il risultato di un equilibrio complesso tra fattori produttivi, organizzativi e istituzionali. In un contesto caratterizzato da elevata eterogeneità territoriale, dalla presenza di vigneti spesso collocati in condizioni morfologiche difficili e da un sistema di denominazioni fortemente stratificato, la redditività della coltivazione della vite non può essere interpretata esclusivamente attraverso parametri agronomici o produttivi, ma richiede una lettura integrata delle dinamiche economiche, sociali e di filiera. I risultati dell’analisi mostrano A livello regionale il numero di aziende si riduce di circa un quarto in sette anni, con uscita dal settore delle unità produttive più piccole e marginali. una concentrazione fondiaria accelerata. Si evidenzia una La terra non abbandona la vigna, ma viene rilevata da aziende più strutturate, con effetti positivi sulla professionalizzazione ma con rischi di perdita di biodiversità colturale e sociale. Vi è pertanto una la media regionale raggiunge i 3,9 ha (erano 2,9 ha nel 2017), con Alessandria a 4,7 ha, Asti a 4,5 ha e Cuneo a 4,1 ha; tuttavia, la media nasconde una struttura ancora fortemente duale, con molte aziende sotto i 2 ha e poche realtà superiori ai 15-20 ha. Si osserva una con un evidente fenomeno di “nebbiolizzazione” (+58% della superficie coltivata a Nebbiolo) ed erosione di vitigni a bacca nera storicamente importanti come Barbera, che rimane il primo vitigno coltivato, il Dolcetto, che passa da essere il terzo al quarto vitigno più coltivato, Freisa, e Grignolino. Crescono le uve a bacca bianca. Nei sistemi viticoli tradizionali o solo parzialmente meccanizzati, tipici di ampie aree collinari piemontesi, il costo di gestione per ettaro rimanga particolarmente elevato a causa dell’ e della limitata possibilità di applicare soluzioni meccaniche alle principali operazioni colturali, si traduce , in valori compresi tra . In tali condizioni, i margini economici risultano spesso ridotti e talvolta inferiori alla soglia di sostenibilità, soprattutto nei casi in cui la produzione sia destinata alla vendita di uve o a vini appartenenti a denominazioni con valore di mercato relativamente contenuto. In queste situazioni la tenuta economica dell’azienda dipende in misura significativa da fattori esterni al semplice equilibrio costi-ricavi: il ricorso alla manodopera familiare – che dovrebbe remunerarsi ai prezzi di mercato -, la possibilità di trasformazione diretta delle uve con conseguente valorizzazione commerciale del prodotto, nonché la possibilità di integrare il reddito attraverso attività enoturistiche o multifunzionali, rappresentano elementi decisivi per garantire la continuità dell’attività viticola. stabilità della superficie vitata, che è cresciuta negli ultimi anni. crescita della dimensione media aziendale: progressiva specializzazione varietale intensa richiesta di manodopera (circa 450 h/ha) per produzioni di 9 t/ha 1,25 e 1,45 €/kg di uva prodotta