2.7. Il Monferrato astigiano e il Canellese: il polo Barbera-Moscato 2.7.1. Contesto storico e identitario Il Monferrato astigiano è il baricentro storico della Barbera, il vitigno che tra XIX e XX secolo divenne il principale riferimento del vino quotidiano piemontese, accompagnando l'industrializzazione delle città padane e costruendo un'identità condivisa che attraversa classi sociali e generazioni. Nell'area canellese, invece, il Moscato bianco ha fondato un sistema produttivo tra i più rilevanti d'Italia per volumi e valore. 2.7.2 Principali denominazioni e superfici La Barbera d'Asti DOCG occupa da sola circa il 30% della superficie vitata delle province di Asti e Alessandria e copre 116 comuni in provincia di Asti e 51 in provincia di Alessandria . La Nizza DOCG, istituita nel 2014, è cresciuta rapidamente fino a un potenziale di circa 750 ettari. Altra denominazione importante per le superfici coinvolte (circa 1500 ha) è la Barbera del Monferrato DOC, che copre areali del Monferrato non astigiano dove tradizionalmente è coltivato il vitigno Barbera. [24] L'Asti e il Moscato d'Asti DOCG, con i loro circa 9.500 ettari in 51 comuni, rappresentano la più ampia area produttiva monovarietale del Piemonte e una delle più grandi d'Italia. Le D.O. Asti e Moscato d’Asti DOCG si estende nei territori di tre province, Alessandria, Asti e Cuneo, e ha il suo cuore produttivo nell’areale del canellese, della valle Belbo e nella parte più orientale della Langa cuneese. Nel 2021 si erano raggiunte punte di oltre 60 milioni di bottiglie di Asti Spumante e 42 milioni di Moscato d'Asti , con una successiva normalizzazione nel 2024 a circa 90 milioni di bottiglie complessive. [25] La descrive l’evoluzione, tra 2015 e 2025, di alcune tra le principali Denominazioni dell’areale astigiano‑monferrino (ASTI, Barbera, Cortese, Dolcetto, Moscato d’Asti, Monferrato, Ruchè), mettendo a confronto numero di aziende, superfici vitate, dimensione media aziendale e variazioni percentuali delle superfici a 5 e 10 anni. tabella 6