2.8. Il nord astigiano e il Monferrato casalese: Freisa e Grignolino come vitigni identitari 2.8.1. La Freisa: cinque secoli di storia La Freisa è tra i vitigni autoctoni piemontesi con la più lunga documentazione storica. Le prime citazioni risalgono al 1500, quando "carrate di fresie" compaiono nelle tariffe di pedaggio del comune di Pancalieri, in provincia di Torino, dove il Freisa era quotato il doppio del vino comune [26]. Alla fine del Settecento, il conte Giuseppe Nuvolone- Pergamo, direttore dell'Orto Sperimentale della Reale Società di Agricoltura di Torino, ne redige la prima descrizione ampelografica, inserendolo fra le uve nere piemontesi di prima qualità [26]. Alla fine dell'Ottocento, il Freisa era il vitigno predominante nel circondario di Torino e uno dei più reputati vini da bottiglia; l'enologo Arnaldo Strucchi lo definì un "vino di lusso", notando anche l'uso dell'uva per preparare un vino dolce spumeggiante esportato in America [26]. La coltivazione si estende tradizionalmente nell'area a nord di Asti, tra le province di Asti e Torino, in particolare nel Chierese. 2.8.2. Principali denominazioni e superfici Pur con volumi modesti in termini assoluti, la Freisa rappresenta un caso esemplare di vitigno-identità: storicamente legato a vinificazioni frizzanti o leggermente amabili, è oggi oggetto di un rinnovato interesse per versioni secche e ferme, con una crescente quota di "Superiore" e ricerca di espressione territoriale. La mette a confronto l’andamento, negli ultimi 10 anni, delle superfici e del numero di aziende delle principali denominazioni del nord astigiano (Albugnano, Freisa d’Asti secco, Freisa di Chieri secco, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco) nei tre censimenti 2015, 2020 e 2025. tabella 7