2.11. La Langa cuneese: il sistema Barolo-Barbaresco-Langhe e del doglianese. 2.11.1. Contesto storico e identitario Nella Langa cuneese, la centralità del Nebbiolo è il risultato di un processo storico relativamente recente in termini quantitativi: fino alla metà del Novecento, Barbera e Dolcetto occupavano una quota importante delle superfici, mentre la preminenza attuale del Nebbiolo è frutto dell'affermazione internazionale delle DOCG Barolo e Barbaresco a partire dagli anni Settanta-Ottanta e della loro straordinaria capacità di generare valore per ettaro. Il valore fondiario dei vigneti a Barolo raggiunge oggi punte di 2,0 milioni di euro/ha, il più alto d'Italia . [29] 2.11.2. Principali denominazioni e superfici La DOC Langhe, riconosciuta nel 1994, è divenuta la denominazione più importante dell'area dopo l'Asti DOCG, supera in superficie lo stesso Barolo e genera una produzione effettiva superiore a 20 milioni di bottiglie, con un imbottigliamento nel 2024 che ha raggiunto le 23 milioni di bottiglie . Il Barolo, con 2.285 ettari (in lieve crescita dopo l'autorizzazione di 22 nuovi ettari/anno nel triennio 2023-2025), ha un valore dell'imbottigliato stimato da Valoritalia in 253 milioni di euro nel 2023, che ne fa la singola DOCG rossa italiana a più alto valore unitario. [30][31] [23] Nell’area del doglianese La DOCG Dogliani rappresenta il tentativo più strutturato di valorizzare il Dolcetto come vino di terroir e non solo di pronto consumo. A queste si aggiungono il Dolcetto d'Alba DOC e il Dolcetto di Diano d'Alba DOCG, per un bacino di Dolcetto in area cuneese superiore ai 1.500 ettari.