Questa logica è particolarmente evidente se si mette a confronto l’andamento delle superfici e l’uso delle DOC di ricaduta con quello dei vini generici: dal 2015 al 2025 le superfici a “VINO ROSSO” si dimezzano, mentre crescono nettamente le superfici in Piemonte DOC per tipologie come Chardonnay, Cortese, Pinot Nero, e flessibili come Piemonte Bianco e Piemonte Rosso, segnalando che una quota crescente di prodotto a basso valore viene “portata” dentro denominazioni che permettono, almeno in parte, un differenziale di prezzo. Tuttavia, proprio perché questo differenziale resta contenuto, la sostenibilità economica delle aziende che operano prevalentemente in queste DOC si fonda su: massimizzazione delle rese entro (e talvolta fino al limite degli esuberi consentiti e riclassificabili), ricerca sistematica della riduzione del costo orario di lavoro per ettaro tramite meccanizzazione spinta e semplificazione agronomica, forte elasticità nella destinazione delle uve tra differenti DOC/IGT per saturare la capacità produttiva degli impianti e ridurre il rischio di invenduto. In sintesi, nelle DOC di ricaduta la “tenuta” economica della viticoltura non deriva dal posizionamento alto di prezzo, ma dall’equilibrio fragile tra rese elevate, costi unitari compressi e grande flessibilità nell’uso degli strumenti normativi (disciplinari, riclassificazioni, ricadute) per trasformare un prodotto altrimenti quasi privo di valore (vino generico) in un vino a denominazione in grado di garantire, pur con margini sottilissimi, la copertura dei costi aziendali e un reddito minimo al viticoltore. 2.13. Sintesi comparativa e implicazioni per la sostenibilità economica L'analisi areale per areale mostra un sistema viticolo piemontese complessivamente resiliente, ma attraversato da tensioni significative in alcuni areali e per determinate D.O. In sintesi, nella sono evidenziate le principali caratteristiche degli areali e delle D.O. sopra descritte. tabella 13 La sostenibilità economica della viticoltura collinare piemontese si fonda attualmente su quattro pilastri interdipendenti: la compresenza di decine di D.O. e di una dozzina di vitigni principali garantisce al sistema una resilienza strutturale che le monoculture non possono offrire; la crisi del Dolcetto compensata in parte dall'ascesa del Nebbiolo in bassa Langa e dell'Alta Langa DOCG, lo spostamento di superfici da D.O più tradizionali (es Barbera e Grignolino nel Monferrato) a D.O. emergenti come Timorasso nel tortonese, lo spostamento verso D.O. a bacca bianca non aromatici, commercialmente più interessanti, e con un anticipazione finanziaria di minor durata. Diversificazione denominativa e varietale: