Tali valori ottenuti da indagine presso alcune aziende monferrine sono riferiti a realtà che impiegano prevalentemente forza lavoro salariata o esterna, confermano le evidenze emerse da altro studio realizzato da Condifesa TVB, relativo alla viticoltura collinare a controspalliera . [1] 3.3. Analisi della situazione produttiva e della redditività nei principali areali collinari piemontesi L’analisi dei costi dei costi illustrata nel paragrafo 3.2 mostra come molte aziende vitivinicole si mantengano principalmente grazie al lavoro diretto del coltivatore e della famiglia, che opera spesso accettando una retribuzione lorda inferiore rispetto a quella generalmente richiesta da lavoratori terzi, attualmente compresa tra i 15 e 18 €/h. La limitata redditività di diverse attività produttive contribuisce alle difficoltà nel garantire il ricambio generazionale, alla gestione non ottimale di numerosi vigneti storici e all'abbandono di aree un tempo centrali per l'economia locale, come le zone del Monferrato tra Asti, Castelnuovo D. Bosco (AT), Casale M.to (AL), il Chierese, l’Ovadese, l’Acquese, il Tortonese, e l'area compresa tra il Doglianese e la Langa Monregalese. La coltivazione della vite risulta economicamente conveniente soltanto con elevati livelli produttivi o alto valore aggiunto del prodotto, e con un livello di meccanizzazione elevata, opzione però limitata dalla giacitura del terreno e dalla tipologia di impianto. Un’opzione a sostegno del reddito dei viticoltori sarebbe rappresentata dall’ottenere un prezzo delle uve superiore ai 130 €/q, raggiunto solo da alcune varietà regionali. Per molte imprese agricole, la vinificazione dell'uva diventa una scelta funzionale, che pur comportando costi aggiuntivi, consente di incrementare il valore aggiunto del prodotto finale e offre normalmente una marginalità lorda superiore rispetto alla vendita diretta dell’uva. La propone un’analisi della redditività delle principali denominazioni viticole in due grandi areali collinari del Piemonte, quello albese (parte superiore) e quello monferrino (parte inferiore), mettendo in relazione prezzi medi delle uve, PLV per ettaro, costi di produzione specifici e totali, e soprattutto il margine operativo lordo calcolato come differenza tra PLV e costo totale (MOL = PLV – CPt), indicato nell’ultima colonna, dove i valori in rosso vanno letti come negativi, quindi con segno “–”. Tabella 2