Itinerario delle mie emozioni - 131 Un mare di vigneti a Caluso Racconto scritto da Nicola Ferrero che vede protagonista sua figlia Sofia e la sua nipotina "I genitori danno due cose ai figli: le radici e le ali." Partiamo per la nostra "gita al mare" dal Convento dei Frati Francescani Minori, da piazza Mazzini a Caluso, ci dirigiamo alla volta di via C. Battisti, prendiamo via Alfieri e poi via Roma. Qui facciamo una piccola sosta al Parco Spurgazzi, un tempo giardino di Palazzo Valperga di Masino, edificio che attualmente ospita il Comune e l'Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino. Il parco richiama uno stile all'inglese e dopo l'acquisto da parte dell'ingegner Spurgazzi nel 1869, ospita piante di notevole interesse botanico, come la sequoia sempervirens, tra gli alberi monumentali censiti della Regione Piemonte. Ma le vigne sono appena fuori dall'abitato, arriviamo in via Diaz, sotto l'arco di Porta Crealis, la porta a levante dell'antico borgo medievale. Chiss , ci viene subito da pensare, quanti volti di persone in tutti questi secoli saranno passati da qui per uscire dalla cinta della citt fortificata dove sono ancora ben visibili gli anelli in cui scorrevano i tiranti del ponte levatoio. Continuiamo per via prof. Falchetti, sino a raggiungere via Mortarasso, il ticchettio dei bastoncini ci accompagna mentre in pochi minuti arriviamo in vista delle vigne. Lasciamo la strada asfaltata e proseguiamo sulla destra sulla sterrata fino a incrociare la statale sp14 che attraversiamo: seguendo il percorso diretto a Cascina Motta, per raggiungere il "Bric". Il percorso sale dolcemente il versante meridionale esterno della morena che chiude l'Anfiteatro Morenico d'Ivrea. Lasciamo alle nostre spalle sulla sinistra la vecchia strada selciata che conduce a Candia Canavese e ci fermiamo ad ammirare il panorama. Alti alberi di castagno fanno da cornice a una distesa di vigne per lo pi coltivate a pergola tranne qualche raro filare e ricoprono tutto il versante soleggiato della collina detta "Dosso della Guardia" che dolcemente scende e poi sale ancora un po' in una altura minore per scendere fino alla pianura. Siamo arrivati: ecco il nostro mare!