CAPITOLO 1: GLI OCCHI SONO LO SPECCHIO DELL'ANIMA Amare la propria terra significa avere la voglia di ricostruire giorno dopo giorno il suo passato per scoprirne il presente e programmarne il futuro. Significa arricchirsi continuamente e dare senso a ogni identificazione. Amare il posto in cui si è nati è come in un certo senso ricercare ciò che si è. È valorizzare e far emergere la bellezza che naturalmente circonda il proprio territorio e dare voce alla voglia di cultura, di curiosità e di meraviglia che si possiede. È una dimostrazione di come apportare al mondo intero la vera essenza di sé stessi, delle proprie tradizioni, del proprio modo di essere e della propria vita. È anche viaggiare con la consapevolezza non solo di arricchirsi ma di valorizzare il mondo mescolando le diverse idee e opinioni, i differenti modi di essere, gli ineguali stili di vita e i sogni di ognuno di noi; con l'obiettivo però di confrontarsi, scoprirsi, ricercarsi per dar senso a ciò che siamo stati e quindi a ciò che saremo. Per questo motivo mi sono dunque confrontata con voi e in un certo senso ho riscoperto così la mia terra, sono fiera di aver conosciuto i vostri pensieri, le vostre emozioni o meglio come i vostri occhi vedono l'anima di questo territorio. Sono orgogliosa di vivere qui in Canavese perché credo fortemente che la mia terra non sia esclusivamente sottovalutata o poco conosciuta ma sia piuttosto storia autentica, cultura autorevole e bellezza irripetibile. Ancor di più sono fiera di essere canavesana e di conoscere giovani appartenenti alla mia stessa generazione con cui poter ricostruire la cultura e la civiltà del mio piccolo paese. Siamo partiti da appellativi come: sottovalutato, da promuovere maggiormente (scrive una mia compagna di scuola), triste, non incentivante (risponde un caro amico), decaduto, vecchio, e malgestito, a paragonarlo a ricorrenti figure quali Erbaluce, Serra, Morenica, Olivetti, carnevale d'Ivrea. Per poi passare a considerazioni con una connotazione positiva: territorio ricco di tradizione e storia, una bella idea da sviluppare, bellissimo. Un giovane produttore lo definisce spigoloso, ma dal gran potenziale; Elisa mi domanda se ho presente la favola del brutto anatroccolo che si trasforma in cigno. Adriano, poetico come sempre, mi suggerisce geniale, misterioso, polivalente, enigmatico, popolato da vigneron eroici. Altri aggiungono "bello ma incompreso" oppure "abbandonato da rivalutare". Un bicchiere pieno di bolle da esplodere (questa descrizione mi fa sorridere), incantevole ma lasciato in balìa degli eventi. Verde il Canavese, come lo descriveva Guido Gozzano, sono le parole che scrive un mio amico ormai cittadino del mondo. Acerbo sapore che sa di vino e quel fascino di una terra celtica. Mio padre scrive "non conosciuto", il mio ragazzo "sorprendente, affascinante, emozionante" …ma per me cos'è il Canavese? Il Canavese è il mio sguardo, specchio dell'anima, sensuale e fatale; è imprudente, selvaggio e incosciente. La mia terra odora di pane appena sfornato, di pasta fatta in casa, di dolci che le nonne preparano la domenica. Estremamente vinoso, croccante, pulito ed energico. Sono lì che lo guardo, e i miei occhi dicono tutto, come si dice: " " gli occhi sono lo specchio dell'anima.