264 - Elisabetta Azzolini Un saluto di cuore La terra di questo vitigno rappresenta per me memoria, radici, famiglia e tradizione. Mio nonno aveva un rapporto speciale con quei grappoli. Amavo tremendamente mio nonno, era uno di quei saggi che sapevano avvolgerti con i loro racconti incredibili fatti di guerra, di fame, di difficolt e povert , di terra. Era bello mio nonno, robusto e alto, con le sue mani grandi ed estremamente callose, irrimediabilmente rovinate dal tanto lavoro e il volto cotto dal sole dove guizzavano due occhi azzurri, meravigliosi. Un contadino canavesano che trasmetteva una grande tranquillit interiore, che amava la campagna e il suo lavoro. Quando mi raccontava la grandiosit della natura, il susseguirsi delle stagioni, il significato di certi suoi gesti e il perch delle cose, si emozionava e io perdevo la concezione del tempo. Aveva una forza incredibile, i suoi racconti ti entravano dentro, diventavano tuoi. Lui era un tutt uno con le sue radici, abituato al sacrificio e alle rinunce, ma era sostenuto dalla concretezza delle tradizioni e dal rispetto di tutto quello che lo circondava. C davvero ancora molto da fare per comunicare agli appassionati e non solo, le preziose sfumature di questo vitigno che in ognuna delle sue tre declinazioni in grado di conferire una firma di tipicit , non omologata, non banale, con degli aromi che sono in grado di sedurre.