CAPITOLO 4: IL NEBBIOLO DEL CANAVESE

Davanti al vino versato, sia esso dell’ultima vendemmia o di un’antica bottiglia, ci si deve proporre di scoprirne le qualità, in primis sotto l’aspetto del pregio. Il contenuto di quell’antica bottiglia – per la gente è vino, per l’enotecnico un vino ossidato – può confidare a me, assaggiatore intelligente, il suo percorso sino a colmarmi di gioia. Il racconto del vino nuovo sarà invece simile a quello di un bimbo carico di promesse e di propositi che non sempre saranno mantenuti; lo ascolto col proposito di goderne l’innocenza e di prevederne il futuro (di correggerlo, quando è il caso, e di indirizzarlo).

Luigi Veronelli

Eccomi di nuovo in viaggio: una deriva infinita in cui voglio perdermi ancora e ancora. Allontanarmi sempre più dalla zona di comfort in cui troppi si adagiano, riflettere sulle delusioni, rievocare il picco negativo, apprezzare l’imperfezione fino a renderla pregio. In cerca di nuove storie, magnifiche persone, annate impossibili, piccoli territori e grandi orizzonti. Sbagliando, cadendo e rialzandomi cercherò, pagina dopo pagina, di rispettare e conoscere l’anima del nebbiolo di Carema.