LA CITTÀ-VIGNETO Quando parlo di Carema a un pubblico che non ha mai visto il luogo dal vivo mi piace citare la sensazione che ebbe Mario Soldati la prima volta che lo vide: Queste le sensazioni di Mario Soldati quando, per la prima volta, vide Carema… da lui definita "la città-vigneto". Egli s'innamorò subito di Carema che considera un vino prelibato, che schiva ogni pubblicità, che vuole essere scoperto e conosciuto in solitudine o nella religiosa compagnia di pochi amici. Lo considera un vino dotato di una sua unicità, s'impegnò a comprenderlo e ne definì un ritratto suo, quasi come se si trattasse di una persona. A Carema il vitigno Nebbiolo, qui conosciuto meglio con il nome "Picotentro" o "Picoultener" (per via di un grappolo dal penduncolo tenero e sottile), trova la sua anima. Ci troviamo a circa 349 metri s.l.m e la conformazione urbana di questo luogo ha mantenuto un impianto di tipo medioevale, con viuzze strette e tortuose che si intrecciano a case che si addossano le une alle altre a causa della morfologia del terreno meno scosceso e di origine molto antica. La coltivazione della vite in questa zona del Canavese - ultimo comune dell'Alto Piemonte confinante con la Valle d'Aosta - vanta una tradizione millenaria e il frutto di un lavoro davvero massacrante. La nota denominate di questo paese è costituita dai vigneti a terrazzo che salgono sul fianco della montagna e dai caratteristici pilastri in pietra dalla forma tronco-conica che sostengono. Nel dialetto locale la struttura a pergola dei vigneti è chiamata "topia" o "tapiun", mentre si definiscono "pilun" i bianchi pilastri che la sorreggono, che sono il vero segreto di questo straordinario vino in quanto non servono solo come sostegno ma hanno una vera e propria funzione di volano termico: trattengono di giorno una grande quantità di calore solare e lo cedono di notte ai tralci e ai grappoli attutendo così i forti sbalzi termici caratteristici di questa zona. "… sotto la pioggia, che batte strepitosa e allegra, continua il traffico proprio a questa strana, unica città: passano contadine con brente sulle spalle, con tubi di gomma attorno al collo. Dagli scantinati delle rare casette, che incontriamo inoltrandoci in questo immenso labirinto di gallerie verdi e di rustici colonnati, ci investe, nella pioggia, profumo di vino giovane. Finché comprendiamo il motivo della nostra gioia, e ci diciamo che da qualche minuto stiamo provando quella stessa sensazione violenta e irripetibile che ci colse quando la prima volta vedemmo le gondole, i grattacieli, il métro. Carema ha una struttura strana e meravigliosa, che le deriva appunto dalla sua ubicazione e dalla sua funzione, appunto come Venezia e New York. Non diversamente da queste città, la sua bellezza è unica…".