C'ERA UNA VOLTA CAREMA Una parte di questa storia è tratta da "Il Canavese all'ombra della Serra", un libro di cui mi sono profondamente innamorata. Se non già abitato dai Salassi, il Borgo di Carema fu fondato dai Romani. In epoca Medioevale fu assegnata con diploma imperiale al Vescovo d'Ivrea che investì del feudo gli Ugoni da Brescia, i quali fondarono il loro potere sul diritto all'esazione del pedaggio, distinguendosi però per le spoliazioni e le vessazioni. Nel 1171 vi subentrarono i marchesi di Monferrato, nonostante l' opposizione del Vescovo di Ivrea, e nel 1313 i Savoia, che avevano ottenuto il controllo di larga parte del Canavese. Vista la sua collocazione, Carema ha sempre svolto una funzione di confine: in epoca romana con la Gallia, nel Medioevo con il Regno di Borgogna, poi tra i Comitati Vescovili di Ivrea e Aosta, attualmente tra Piemonte e Valle d' Aosta. Storicamente, quindi, si può affermare che Carema (definito da Papa Leone IX villaggio ) è sempre stato considerato territorio canavesano, anche se per brevi periodi della sua storia è stato inserito in Valle d' Aosta. Gli abitanti del luogo non sarebbero scontenti di questa loro situazione di confine, se un atto d'imperio, compiuto dal regime fascista nel 1929, non gli avesse sottratto una parte consistente del territorio (circa 440 ettari) a favore di Pont-Saint-Martin. In comune spiegano che non c'è rancore verso i vicini di Pont- Saint Martin anzi negli anni i legami tra le due comunità si sono rafforzati (Carema condivide con Pont diversi servizi: farmacie, banche, centro commerciale, trasporti…) ma il problema è di natura politico-economica. Dopo il 1929 infatti Carema non conta che 750 abitanti e, per effetto della grande disparità di trattamento che lo Stato riserva alle Regioni a Statuto Speciale rispetto a quelle a Statuto Ordinario, in particolare per la mancata attuazione del federalismo fiscale, sorgono problemi finanziari sempre più gravi. Il paese deve far fronte all'invecchiamento della popolazione, allo spopolamento, alla difficoltà di mantenere servizi essenziali quali le scuole materne e le scuole elementari, al sostegno e all'incentivazione dell’agricoltura e della viticoltura, così radicate in quel territorio, ma i fondi non sono sufficienti. L'amministrazione del piccolo borgo si è posta l'obbiettivo di avviare iniziative atte a riqualificare il paese attraverso la valorizzazione di tutte le sue peculiarità, prime fra tutte la produzione vinicola locale e la pregevole architettura rurale. a estremos Italiae fines