Itinerario delle mie emozioni - 281 Nascita e ampelografia del Nebbiolo di Carema Carema oggi, come in passato, economicamente parlando vuol dire vino, vino importante e famoso sin dai primi secoli del secondo millennio. Ad esempio il bottigliere di Papa Paolo III Farnese, autore di una guida enologica datata 1539, lo definiva infatti "un'ottima e perfetta bevanda da Principi e Signori". Un altro trattato del XVI secolo, il "De Vinis Italiae", menzionava il Carema come vino servito alla mensa dei Papi e dei Duchi di Savoia e "vin d'arrosto" per i Reali di Francia Nel '500 lo citava il Bacci nell opera "De naturali vinorum historia de vinis Italiae et de conuiuijs antiquorum libri septem", ricordandolo tra i pi prelibati ed evidenziando che gareggiava con altri vini nobili alla mensa dei Duchi di Savoia e anche dei re di Francia. Nel 1607 Giovanni Bottero in "Relazione di Piemonte" lo segnalava come "perfettissimo" tra gli ottimi vini prodotti sulla riva sinistra della Dora Baltea. Molti altri scrittori e giornalisti celebrarono il Carema durante tutto il secolo scorso. Tra l'Ottocento e il Novecento il cav. Antonio Domatti ne perfezion i sistemi di produzione e coltivazione e ne tent un grande rilancio presentandolo in molte esposizioni anche all'estero raccogliendo anche numerose medaglie d'oro. Il trascorrere del tempo non ha certamente indebolito il carattere di questo vino, che Mario Soldati defin "forte e simpatico come un gusto di sole e di roccia". Questo picutendro autoctono (CVT 308) indicato come clone di media vigoria, germogliamento precoce, invaiatura e maturazione medie, produttivit medio-bassa e di buona qualit (da notare che a Donnas a 3, 5km di distanza noto un clone differente, il CVT 423: quando si parla di biodiversit agricola). Ricerche svolte confrontando il Nebbiolo di Carema con le variet di Langa hanno mostrato che, malgrado la vendemmia sia avvenuta 15 giorni pi tardi, l'acidit totale delle uve di Carema superiore anche in virt di un'elevata presenza di acido malico. Inoltre, le condizioni climatiche pi miti della zona montana tendono a ridurre l'effetto delle elevate temperature che potrebbero inibire la sintesi antocianica. Questo aspetto risultato di particolare importanza nell'ultimo decennio a causa della frequenza con cui si sono presentate estati particolarmente calde.