Itinerario delle mie emozioni - 309 Azienda Monte Maletto Oggi vi parlo di un ragazzo che ho imparato a conoscere poco alla volta nel corso di qualche degustazione, attraverso i racconti di persone care, in qualche serata speciale e devo dire che a oggi sono felice di poterlo definire "un amico". Sincero, schietto e senza tante parole di circostanza e in grado di evocare genuinit , purezza e spontaneit . Forse proprio per questo legame che inizialmente non mi assunsi la responsabilit di parlare di lui in prima persona, in un certo senso, un po' da furbetta, ho scaricato a terzi quest'onere. Ci sono modi di essere e di stare al mondo che hanno un forte impatto su noi stessi. Ne somatizziamo in un certo senso l'essenza e la sua storia ha avuto questo effetto su di me. Lui Gian Marco Viano, un ragazzo di poco pi di trent'anni che nel 2014 ha avviato la sua Azienda Vitivinicola di nome Monte Maletto. Partito da un diploma tecnico, piano piano il vino lo conquista e decide cos di frequentare il corso da sommelier. Al termine di questo dopo aver girato un po' il mondo, dal ristorante di Gordon Ramsay nel Regno Unito, a Villa Crespi dallo Chef Antonino Canavacciuolo, e in molti altri prestigiosi ristoranti, arriva per lui il momento di prendere servizio al famoso Bellevue di Cogne in Valle d'Aosta. Ed proprio qui che arriv il suo colpo di fulmine. Vivendo a Ivrea e dovendo fare avanti e indietro, ogni settimana passava davanti alle vigne di Carema, le quali seppero trasformare la propria passione nella sua "missione". Decide cos di abbandonare progressivamente la sua professione di sommelier e dedicare anima e corpo alla vigna. Mi ha emozionato il suo racconto, un percorso inverso per certi aspetti, dal prodotto finito servito in ristoranti di classe, alla coltivazione della terra, al mestiere del vignaiolo, del contadino. Alla domanda: "Cosa ti manca di pi del tuo vecchio lavoro?" Gian Marco risponde senza esitare: «Il rapporto con il cliente, la mia soddisfazione nel vederlo crescere come degustatore. Proponevo anche vini difficili, fuori dal coro, ma era emozionante constatare che il cliente le volte successive me li richiedeva senza esitare un solo istante; una soddisfazione davvero unica, impagabile. Per non parlare del continuo allenamento nella degustazione che mi manca molto, nonostante alcune serate organizzate con produttori e amici per cercare di tenermi aggiornato e per un continuo confronto».