Itinerario delle mie emozioni - 317 Azienda Agricola Muraje Troviamo Federico Santini, toscano di nascita ma piemontese di adozione, insieme alla sua compagna Deborah (agronomo). Insieme nel 2012 hanno deciso di dar sfogo alla loro grande passione per il nebbiolo cercando di investire tempo ed energie in questa DOC. Tutto ebbe inizio a fine 2014 quando hanno acquistato la prima parcella di nebbiolo in zona Laurey (versante ovest e pi soleggiato della conca di Carema) dando vita al progetto Muraje (in dialetto caremese si riferisce ai muretti a secco usati per i terrazzamenti) che oggi, tra propriet e affitto, possiede circa 1.3 ha di vigneti. Il loro lavoro viene ingigantito dall'avere a oggi solo "pergole" caremesi, in dialetto "topie", che richiedono molte pi ore di manodopera rispetto al filare, in primo luogo per la potatura e la legatura (con salici). «La potatura della pergola caramese onerosa all'inverosimile: i tagli, cos come la successiva legatura e l'asporto dei sermenti, aumentano esponenzialmente in una vera giungla di tralci. Si pu potare bene solo con una visione dall'alto della pergola, e per questo assolutamente necessario "il sali e scendi" dallo sgabello e dalla scala. Un lavoro enorme del tutto manuale ma un fondamentale tassello dell'anno vitivinicolo» mi spiega Federico. Solo passione e spirito possono dare la forza necessaria per svolgere questo lavoro. Inoltre, a rendere ancora il tutto pi "eroico" l'accesso alle loro vigne, si possono raggiungere solo a piedi in quanto i terrazzamenti in pietra sono raggiungibili dopo aver percorso sentieri, mulattiere, gradoni in pietra o ingressi scomodi. I loro vigneti, ubicati nelle zone Ciapey, Laurey, Falet, Costet, Costa, Siei, Masun , si trovano ad un altimetria che varia dai 300 ai 600 metri sul livello del mare, le viti hanno in media 50 anni e pi . Ad oggi ne hanno circa una quarantina sparse su tutto il territorio di Carema, per la quasi totalit sono vigne a nebbiolo (del clone locale picotener/picotendro e il raro pugnet) ma ve ne sono poche anche con altri vitigni autoctoni, quali neyret e ner d'ala. L'approccio enologico di Federico e Deborah molto semplice e genuino: fermentazione spontanea in cemento, uso di lieviti non selezionati, lunghe permanenze sulle bucce (2/3 mesi) e successivo affinamento in legno per altri 12 mesi. Nessuna filtrazione e un'aggiunta minima di solforosa.