L'ERM di Aimino Jyothi «Le vedi quelle colline? Prima erano tutte vitate.» Ho chiuso gli occhi e mi sono immaginata le vigne. Li ho riaperti e non c'erano più. Ho avuto una stretta al cuore e ho pensato: come è possibile dimenticare tutto questo?! Ecco, questa è stata la scintilla che mi ha portato sulla strada giusta. I ricordi dei miei nonni e dei miei genitori non potevano finire lì. Il primo pensiero, il fuoco d'artificio nel cuore, l'immagine nitida e bellissima di quello che sarebbe stato poi. Era già tutto lì, anche da prima, forse. Perché il cuore conosce già tutte le risposte. L'ERM nasce così: grazie a quei racconti del passato, all'amore della mia famiglia e alla stessa passione per la terra. Questa piccola realtà nasce nel 2018 a Borgomasino, da sempre terra di vocazione vinicola. I 3 ettari vitati si trovano nella zona chiamata "ermo" che dà il nome proprio all'Azienda. Tra i filari di nebbiolo ed erbaluce, l'Azienda si prefigge di valorizzare sia una tradizione enologica poco conosciuta che il territorio di Borgomasino, il quale nel 1996 ha accolto a braccia aperte una splendida ragazza indiana di nome Jyothi. «Sono Jyothi Aimino, classe '94, concreta e testarda. Indiana di nascita, piemontese di adozione, cresciuta a Borgomasino (TO). Laureata presso l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. I ritmi delle mie giornate sono scanditi dal buon cibo e dalla vigna… Grazie all'università ho potuto ricongiungere le mie due anime e riscoprire le mie origini, il principio. Il mio primo vino "Passaggio" rappresenta questa strada virtuale, percorribile in entrambi i sensi. Di seguito ho studiato e sono diventata Sommelier, per due anni ho lavorato in un ristorante stellato come Commis Sommelier. Il mio sogno si è concretizzato nella nascita della mia azienda che porta il nome dialettale della zona in cui sorgono le vigne. Grazie ad essa vivo della passione per il vino e posso raccontare la bellezza del territorio. I due vitigni autoctoni canavesani rappresentano la certezza della cultura del territorio. Dell'Erbaluce mi sono innamorata del nome e della sua versatilità di espressione. Del Nebbiolo, invece, della sua eleganza e della sua regalità. Se le mie radici mi ricordano sempre da dove vengo, il Canavese mi stimola a capire dove voglio arrivare.»