I MAIS CANAVESANI Nel Settecento, il prezzo del frumento era nettamente superiore a quello del mais; il primo veniva venduto per pagare le spese, il secondo era adibito all'alimentazione. In questo modo iniziarono a crearsi specifiche varietà che le comunità contadine preservavano e coltivavano grazie alle affinità con il territorio in cui vivevano. La svolta si ebbe a metà del XX secolo. Se fino ad allora la diversità e l'eterogeneità dei grani aveva caratterizzato l'agricoltura europea, dagli anni Sessanta in poi la monotonia e l'omogeneità divennero i fattori chiave dei cambiamenti in ambito agricolo. In seguito alla Seconda Guerra Mondiale iniziarono a essere coltivati gli ibridi di importazione statunitense che avevano una capacità produttiva di ben quattro volte superiore ai mais tradizionali. Così facendo, i grani antichi andarono a perdersi, i contadini iniziarono a migrare verso i centri urbani per inseguire il sogno di una vita agiata e un più alto ricavo economico e le monocolture colonizzarono gran parte dei terreni agricoli.. Questo processo di standardizzazione delle colture si riflesse allo stesso tempo sul gusto delle farine e dei prodotti a esse correlati che divennero piatti, monotoni e anonimi. IL PIGNOLETTO ROSSO DI BANCHETTE Il mais pignoletto rosso del Canavese vede la sua origine nell'omonimo territorio dove, fino agli anni '50 del '900 è stato il principale ingrediente di tanti prodotti dell'alimentazione locale, per poi lasciare spazio ad altri tipi di cereali. Nel XVIII secolo, il mais (come già detto) aveva un prezzo molto inferiore rispetto al frumento, questo lo rese la fonte di sostentamento alimentare principale poiché accessibile a tutti. Chi vendeva il frumento, invece, lo faceva per avere un guadagno maggiore e per poter pagare le spese. L'importanza del mais era così evidente che gli agricoltori decisero di avviare un lavoro di protezione delle diverse varietà disponibili; il pignoletto rosso rischiò la totale estinzione dopo la Seconda guerra mondiale. Tra la fine degli anni '70 e inizi degli anni '80 fu avviato un lavoro di ricerca di quegli ultimi contadini che ancora seminavo varietà antiche di mais sull'orlo dell'estinzione, tra cui il Pignoletto rosso, si è potuto così intervenire ai giorni nostri per riportare in alto la produzione. Un gruppo di agricoltori appassionati, grazie al supporto dell'amministrazione comunale di Banchette, dei tecnici della Provincia di Torino e della Confagricoltura di Torino, hanno recuperato questa antica varietà di mais.