Itinerario delle mie emozioni - 459 Un nuovo ritorno: Passione per l olio d oliva Ci troviamo in un area splendida, ricca di potenzialit in ambito agrituristico, che oggi paragonabile a un industria dismessa, che deve trovare la forza e lo slancio per ripartire. Credo nel rilancio del Canavese non soltanto in termini di promozione e vendita dei prodotti bens del territorio stesso. Adriano Giovanetto Da pochi decenni, complice un leggero cambiamento del clima invernale, diventato pi mite e senza bruschi abbassamenti della temperatura, nelle nostre terre si riscoperta l olivicoltura. Gi nel Medioevo, il clima piemontese era parecchio favorevole alla coltivazione dell ulivo e vi sono nel corso dei secoli testimonianze di editti messi a proposito di questi: in uno si proibiva la vendita di piante di ulivo ai forestieri, in un altro si ingiungeva a chi possedeva un terreno di determinate misure che piantasse almeno dieci ulivi e mandorli; in altri si premiava chi possedeva uliveti produttivi o si citava l ulivo tra le piante vicinali di cui si sancivano le distanze. Inoltre, in uno studio pubblicato nel 1900, citato un ordine proveniente da Ivrea dove si stabil che tutti coloro che erano proprietari di gerbidi e/o vigne sull attuale Collina Morenica della Serra erano tenuti a coltivare almeno una pianta di olivo o di mandorlo per ogni satura di superficie. Il Comune, per ogni pianta in stato fruttifero, prometteva un premio di due soldi e, a loro tutela, proibiva il pascolo nei terreni con piante di ulivo e mandorlo. Nel 1789 ci fu per una prima grande gelata che decim questa coltivazione e in seguito molti contadini andarono in malora e l ulivo fu cos sostituito da altre culture meno a rischio dal punto di vista degli sbalzi climatici. Nonostante ci , l ulivo non scompar del tutto in questi luoghi. Oggi, sempre pi di visibili sui terrazzamenti di Settimo Vittone accanto alle pi tradizionali viti, fanno capolino numerosi olivi. Alcuni olivi secolari circondano il castello di Settimo Vittone e il complesso monumentale preromanico del Battistero di San Giovanni Battista e della Pieve di San Lorenzo. Adriano Giovanetto diventato negli anni un punto di riferimento per gli olivicoltori e i viticoltori del territorio. Dai suoi maestosi oliveti, abbarbicati