UN LUOGO DEL CUORE CHE MI PORTA LONTANO Prima di salutarvi ho intenzione di rivelarvi un altro tesoro del mio territorio. Con questo luogo, dove il tempo sembra essersi fermato, sono riuscita a creare un legame unico. Sono andata incontro all'evoluzione, mi sono arricchita (grazie a uno scambio culturale con i ragazzi del XXL, con Giulia Carelle e la Chef Mariangela Susigan del Ristorante Gardenia) senza perdere però la mia identità e la mia tradizione. Voglio raccontarvi di questo posto perché era una promessa che avevo fatto a questi luoghi e perché del Piemonte si conosce tanto, ma poco della Valchiusella: un gioiello verde fatto di biodiversità che vale un viaggio. La Valchiusella è un'ampia valle a nord di Torino, che prende il nome dal torrente che l'attraversa. È una terra con una lunghissima storia. I primi abitanti risalgono infatti alla preistoria, poco dopo l'ultima glaciazione. La valle, che si trova a un'altitudine tra i 500 e i 700 metri, è divisa in 12 comuni, tredici parrocchie ed è storicamente, culturalmente e ideologicamente divisa in due valli: l'Alta Valle comprendente i comuni di Traversella, Vico Canavese, Brosso, Meugliano e Trausella e la Bassa Valle composta dai comuni di Rueglio, Alice Superiore, Pecco, Lugnacco, Vistrorio, Vidracco e Issiglio. La bassa valle è caratterizzata da rilievi collinari coperti da fitti boschi e sui quali si trovano numerosi paesi molti dei quali sono comuni autonomi. Quest'area appartiene geologicamente all'Anfiteatro Morenico d'Ivrea e ospita alcuni laghi; mentre quelli di Alice e di Meugliano sono di origine naturale, il Lago Gurzia è un bacino idroelettrico ottenuto con lo sbarramento artificiale del Chiusella. Nella sua parte più alta, invece, il volto di questo luogo cambia. Un paesaggio decisamente alpino è delimitato da una catena di monti le cui vette più importanti arrivano sino ai 2820 metri del Monfandì e ai 2756 metri del Monte Marzo dalle cui pendici il fiume Chiusella inizia il suo corso, per sfociare nella Dora Baltea nei pressi di Strambino. Lo scenario comune è un paesaggio che negli ultimi tre secoli è rimasto quasi lo stesso, il territorio poco accessibile ha impedito all'industria di arrivare fin qui e la natura fa così da padrona con i suoi numerosi corsi d'acqua e una fauna alpina molto ricca. La flora è ricchissima, le varietà delle specie vegetali sono molteplici: si passa dalla flora più propriamente alpina degli ambienti rupestri e di prateria, ai boschi di alta e media montagna (con abeti, larici, pini e faggi) e a quelli tipici dei climi temperati dell'Europa centrale (con castagni e querce).