LA MEMORIA DELLE ERBE SPONTANEE Partendo proprio dall' origine di queste terre, affondando le radici nella loro storia più remota, oggi scopriremo memorie indimenticabili : materie prime che fanno parte della tradizione della Valchiusella, che si sono alleate con altre culture e che vogliono renderci partecipi della loro bellezza e della loro testimonianza anche attraverso l'innovazione. Sto parlando proprio di loro: . le erbe spontanee Usanza odierna di molti chef è quella di tramandare le conoscenze delle erbe spontanee e le loro proprietà, affinché non ne vada persa la memoria. Molti di questi si trovano così a fare una scelta rurale, mettendo la conoscenza delle erbe al fianco del loro lavoro, indirizzando le loro scelte di vita verso una strada più sostenibile. «Guarda che non stiamo facendo mica nulla di nuovo, stiamo solo sensibilizzando ciò che in realtà esiste da sempre», mi sottolinea spesso la Chef Mariangela Susigan. Infatti, la prima traccia sull'utilizzo di erbe curative venne scovata in una tomba risalente a 60.000 anni fa. Al suo interno furono ritrovati precisamente resti archeologici di millefogli e di ibisco e si pensò che già allora gli esseri umani conoscessero le proprietà curative di queste piante. In seguito attraverso esperienze empiriche e di testimonianze orali, il sapere sulle proprietà medicamentose delle piante si è sviluppato e tramandato nel corso dei secoli. La medicina occidentale, a esempio, si basa sulle conoscenze degli antichi greci e romani. Le prime fonti scritte risalgono al 400 a.c circa, quando il medico Greco Ippocrate descrisse le proprietà di 230 piante medicinali. Nell'antichità la popolazione riteneva il prezzemolo una pianta dalle molteplici proprietà terapeutiche e per questo veniva somministrato ai gladiatori, in quanto si pensava che accrescesse il coraggio e il volume muscolare. Più tardi venne anche utilizzato come rinvigorente per potenziare la virilità. Nello stesso periodo si credeva che il prezzemolo avesse effetti abortivi. Moderne indagini hanno confermato che questa pianta erbacea ha proprietà diuretiche e stimola la contrattilità uterina. Grazie ai Romani le antiche conoscenze sulle proprietà delle erbe si diffusero fino in nord Europa, e fu proprio nei secoli successivi che tali nozioni vennero raccolte e utilizzate nei conventi. Nel Medioevo sono proprio i conventi il luogo in cui i saperi antichi vengono raccolti e conservati: i monaci traducono in preparazioni medicinali le antiche conoscenze sulle proprietà delle erbe e nel IX secolo fu il monaco benedettino Walafrido Strabone a descrivere nel suo poema "Hortulus" le erbe medicinali, all'epoca tanto apprezzate, per esempio il levistico, il sedano e il cerfoglio.