Ecologia e tecnica viticola Botanica della vite La vite coltivata per utilizzarne il frutto è la L., comunemente nota come vite europea, essendo originaria dell'Europa e, più in generale, del bacino mediterraneo. Appartiene all'ordine delle , famiglia delle o , sottofamiglia o vere . Quest'ultime comprendono da 500 a 600 specie che il Planchon nel 1877 ha raggruppato in 10 generi, di cui uno solo, il genere , ha valore pratico. Questo genere, diviso dallo stesso Planchon in due sottogeneri (sezioni, secondo il Foex), ed , comprende una cinquantina di specie appartenenti a vari gruppi (secondo De Lattin), o serie (secondo Planchon), quali le , a cui appartiene ad esempio la (di cui va ricordata la nota uva fragola o americana, che si trova ancor oggi in qualche pergolato che ricopre il cortile di case di campagna), le (tra le quali troviamo la ), le (che comprendono, ad esempio, la ), le (con la ), e, infine, le , con un'unica specie, la (così indicata dal naturalista Linneo), dianzi ricordata. Fatta eccezione per quest'ultima, tutte le altre sono originarie di paesi extraeuropei (Stati Uniti d'America, Asia Minore, Giappone, Corea, Cina e India). Vitis vinifera Rhamnales Vitaceae Ampelidaceae Vitoideae Ampelideae Vitis Muscadinia Euvitis Labruscae V. Labrusca Cinerascentes V. Berlandieri Rupestres V. Rupestris Ripariae V. riparia Viniferae V. vinifera Vitaceae 12. Le forme dei vinaccioli, semi della vite, variano con il vitigno. Ecco le forme di alcuni vinaccioli (sono stati ingranditi circa tre volte): Riesling (primo a sinistra), Chasselas (secondo), Moscato d'Amburgo (terzo), Lambrusca (quarto), Riparie selvatiche (quinto, sesto e settimo). (Da Carpentieri). Radice, fusto, rami, foglie, fiori e grappoli. La può provenire dal seme – il – o da una porzione del ramo dell'annata (quello di due o più anni radica meno facilmente), la cui lunghezza varia da 30-35 cm a 50 circa, la , che viene sotterrata per quasi tutta la sua lunghezza, previa eliminazione, con un coltello (innestatoio), delle gemme sottostanti a quella terminale, destinata a evolversi in germoglio. Nella pratica viticola, tuttavia, quando si intende formare un nuovo vigneto, non si ricorre alla talea e tanto meno al vinacciolo, bensì alla , una talea dell'anno precedente, radicata in un apposito (che può essere preparato dallo stesso viticoltore, ma che generalmente viene gestito da un vivaista). Il vinacciolo dev'essere escluso, dato che si dovrebbe attendere un più lungo tempo per portare la vite a frutto (se pure lo porterà), ossia per raggiungere la fase di piena fruttificazione, ma soprattutto perché con la seminagione non si otterrebbero piante identiche a quella da cui il seme proviene. Tant'è vero che la seminagione viene utilizzata dagli studiosi in genere, e in particolare dai genetisti, ossia da coloro che si dedicano all'ottenimento di nuove varietà. In altre parole si fecondano dei pistilli con polline di altra pianta. Dalla seminagione dei vinaccioli estratti dai vari acini pervenuti a maturazione completa, si ottengono diverse piante; in seguito, dopo averle attentamente controllate una per una, si provvede a isolare quella che porta un frutto migliore (per aspetto e sapore). Moltiplicata su vasta scala, ne viene controllato il comportamento per vari anni e, infine, viene posta in commercio con un nuovo nome. Un tempo, in viticoltura si attribuiva molta importanza all' , vale a dire all'angolo formato dalle radici con la verticale: più questo angolo era stretto, più era prevedibile che le piante resistessero alla siccità. radice vinacciolo talea barbatella barbatellaio angolo geotropico 13-14. I vinaccioli, come appaiono estratti dagli acini maturi di vite europea (sopra); germinazione di vinaccioli: l'embrione inizia la formazione di una nuova pianta (sotto). 15. Nel vivaio la vite si moltiplica, anziché per seme, per talea (parte staccata della pianta), la quale può emettere radici; le piante attecchite (barbatelle), prima della cernita, vengono riunite in mazzi.