La pratica di allungare il vino arrivava al punto di ricorrere, per certi vini di Grecia, all'acqua di mare, mescolata talvolta anche al mosto e alle vinacce. Veniva considerata buona regola filtrare il vino nuovo attraverso una calza di lino piena di farina d'orzo, profumato con olio di mirto, e di rafforzare il colore con il succo di aloe e lo zafferano. Altra pratica corrente, nelle due patrie del mondo classico, l'aggiunta di resina di pino (lo si fa ancora oggi: chi va in Grecia deve chiedere vino resinato o no), tanto è vero che la pigna è un simbolo di Bacco. Nei confronti della i romani si comportavano stranamente: impiantare i vigneti era uno dei compiti agricoli dei legionari (l'altro era seminare la lattuga: per localizzare il posto esatto di un accampamento, gli studiosi cercano, nella zona, piante di lattuga inselvatichite da secoli di abbandono), ma non permettevano che la produzione locale superasse certi limiti. politica del vino Nel 381 Giuliano l'Apostata fa una descrizione idilliaca della Gallia coperta di vigneti. Poi arrivano i barbari; bevono, sfondano le botti, ma non distruggono le colture. Sono i saraceni, qualche secolo dopo, la nuova minaccia: la loro legge vieta l'alcol, quindi le vigne vanno sradicate. Pertanto ha ragione Gottschalk, quando scrive che a Poitiers, il 7 ottobre 732, Carlo Martello, sconfiggendo i Mori, ha salvato non solo la Chiesa e la cultura occidentale, ma anche il buon vino. Questo legame fra cultura e vino viene rinsaldato attraverso le due forze del Medioevo: la religione e la cavalleria. Il vino ha nel Medioevo, prima, e nel Rinascimento, poi, un ruolo fondamentale: quando il re beve — e il giochetto, durante certi pranzi di buontemponi francesi, si pratica ancora — tutti devono bere. Il non accettare l'invito a un brindisi, o almeno a toccare i bicchieri prima di vuotarli, contemporaneamente, è grave insulto, ovunque. Mutati i tempi, l'uso del brindisi, al banchetto ufficiale, non tramonta. I capi di Stato e i primi ministri sanno che, dopo il pesce sobbollito, la sella o e il (la mancanza di fantasia dei capi del cerimoniale è famosa) viene il momento di alzare il bicchiere, e di raccontarsi, reciprocamente, un po' di bugie. glassata printanière soufflé glacé Ricordiamo altri brindisi quelli pronunziati per legare il proprio onore a una azione memorabile, il cui annunzio è sottolineato dalla bevuta collettiva degli eletti. Così brindavano, nei giorni eroici e temerari degli aeroplanini Newport o Sva, con le ali di tela e la carlinga di legno, gli assi dell'aviazione della prima guerra mondiale, prima di levarsi in volo, o per commemorare un camerata caduto: i russi avevano insegnato che, dopo quel brindisi, si dovevano fracassare i bicchieri. Analogamente, prima di scendere nell'arena del torneo, il nobile cavaliere beveva il bicchiere della staffa. di impegno, 20. Brindisi, a cavallo, di Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra (Parigi, Bibliothèque Nationale). Vini cinquecenteschi di un sommelier papale Importanti per la conoscenza dei vini cinquecenteschi sono gli scritti di Sante Lancerio. Di lui, al solito, sappiamo poco: fu bottigliere — oggi diremmo — di Paolo III, e lo accompagnò durante i suoi viaggi in Italia. Di tutto diede relazione al camerlengo in tre lettere, di cui una dedicata ai vini, rimaste sepolte in archivio fino al 1876, quando uno studioso, Giuseppe Ferrato, le scoprì. sommelier L'attenta classificazione di Sante Lancerio emerge come prova di considerazione per il bere bene. Sia pure con un certo disordine – salta da una regione all'altra, senza nessun criterio geografico o alfabetico – il bottigliere del papa prende in esame i diversi vini, descrivendone pregi e difetti, luogo di produzione, caratteristiche e meriti attribuibili a contadini e vignaioli; stabilisce come consumarli e in quale stagione. C'è anche qualche accenno di abbinamento: il razzese di Monterosso, nella riviera di Genova, Sua Santità lo trovava di "gran nodrimento alli vecchi" e lo accompagnava, in stagione, ai fichi freschi, oppure vi faceva la zuppa, nei giorni di tramontana.