Tradizione enoica mediterranea La grande tradizione enoica mediterranea ebbe, e in parte ha, i suoi punti di forza nelle mangiate e bevute in piazza. Non i veri banchetti civici, come li volle la rivoluzione francese, con appendici anche nella repubblica cisalpina, ma distribuzioni di cibi e bevande, effettuate dalla comunità e dal principe, libero ognuno di mangiare e bere sul gradino della chiesa o del palazzo civico, oppure di portarsi la a casa. roba Le feste gastronomiche ricordano, molto spesso, la fine di una carestia o di un assedio, quando l'arrivo dei rifornimenti suggeriva di mangiar subito qualcosa, preparata alla svelta, come gli gnocchi veronesi o la la pappa di grano intero e lessato, di Siracusa e altre città. cuccia, Sovente, il polentone, la fagiolata, il risotto, la frittura, venivano poi spostati nei giorni del carnevale. Il vino accompagna tali simposi sbrigativi, ma in posizioni di secondo piano; prevaleva, invece, nelle feste organizzate in onore del principe, specie per il matrimonio suo o della figlia; toccava al sovrano predisporre il maggior segno dell'abbondanza e del gaudio, la fontana che buttava vino, fra tripudio, spintoni – e peggio – del popolo beneficato. Traccia maggiore resta, oggi, la festa di Marino – ne parla anche una vecchia canzonetta di Petrolini – con la sua fontana enoica, liberale, con quanti riescono ad attingervi (ma qui la festa ricorda una vittoria militare, quella di Lepanto, che ebbe in Marcantonio Colonna, signore di Marino, uno dei protagonisti). Il cerchio si chiude, con ordine e razionalità, negli stand con vendita al pubblico di fiere campionarie, esposizioni e simili; dal salone delle regioni della Fiera di Milano, al Vinitaly veronese, dal Bibe di Genova all'esposizione di Beaune, dall'Anuga di Colonia o di Monaco alle feste della vendemmia di Jerez o di Vevey. Decine di stand, improvvisati e quasi identici, salvo le fantasie decorative degli espositori, in cui si vendono, magari in bicchieri di plastica campioni di ogni tipo. a perdere, Un po' gelido e impersonale, tutto questo, specie se raffrontato con l'esuberanza o la fraternità bacchica di ieri e di oggi, ma anche testimonianza di un'evoluzione, non certo alle soglie del tramonto, di una millenaria civiltà del vino. 25. Le regioni viticole del Mercato Comune Europeo (A, B, C1, C2, C3), stabilite nei regolamenti CEE.