Giovanni Dalmasso, lo studioso che in questo secolo, con maggior compiutezza, ha trattato i problemi della vite e del vino in Italia, ha più volte affermato che la già era presente in Italia nell'Era Quaternaria. Qui, tra la catena delle Alpi e i meravigliosi litorali mediterranei, la vite, sin dai tempi più antichi, ha sempre accompagnato l'uomo nel suo lento e faticoso cammino verso il progresso, nelle sue conquiste, nelle sue migrazioni. Sofocle, cinque secoli prima di Cristo, riconobbe che l'Italia è terra prediletta da Bacco. Oggi essa non è soltanto il primo Paese del mondo per la produzione quantitativa di vino in rapporto alla superficie coltivata, ma lo è anche per la grande e magnifica varietà dei tipi di vini prodotti. Vitis vinifera La penisola italiana, protesa nel mare, fruisce ovunque del clima mediterraneo, cioè – come affermava Arturo Marescalchi, altro grande studioso della vite e del vino – il clima dei fiori e dei frutti. È ricca di monti e di colline; è baciata da un vivido sole nel meridione e nelle isole, ove è così possibile ottenere anche vini gagliardi. Il nord, sui dolci contrafforti delle Prealpi, il sole più mite dona ai vini ricchezza di profumo, snellezza di corpo, freschezza e vivacità. Fra questi due estremi v'è tutta una ricca e meravigliosa serie di produzioni vinicole che, attraverso differenti caratteristiche di pregio, attestano della diversità degli ambienti naturali, ma anche della unicità della vocazione. Un viaggio attraverso le regioni d'Italia, alla ricerca dei paesaggi, delle bellezze artistiche, della gioia sana e allegra della mensa allietata dal buon vino, consente di effettuare suggestive scoperte. I vini, come i dialetti, entrano nelle tradizioni popolari ed esprimono l'anima e la cultura delle popolazioni che li producono e che, prevalentemente, li consumano. Chi cerca di conoscere a fondo l'Italia deve dunque approfondire le proprie conoscenze sui vini italiani. Dai primi decenni di questo secolo a oggi il salto di qualità della vitivinicoltura italiana è stato ragguardevole. Intorno agli anni sessanta l'esigenza di ammodernare la legislazione per la produzione vitivinicola e per la repressione delle frodi e la necessità di dare finalmente al Paese una disciplina dei vini d'origine sono state recepite dal Parlamento e dal Governo. Così l'Italia ha potuto sin dall'inizio partecipare al mercato comune del vino, dotata di norme legislative vitivinicole tra le più aggiornate. Sotto l'aspetto della genuinità, il vino italiano è tutelato dal D.P.R. n. 162, emanato il 12 febbraio 1965 e dalla vigente regolamentazione comunitaria. La legge si ispira al principio di precisare i trattamenti enologici consentiti e di prescrivere, in alcuni casi, i trattamenti che possono contribuire a valorizzare le specifiche qualità naturali dell'uva nel processo di vinificazione; nel contempo vieta qualsiasi pratica intesa a sorprendere la buona fede del consumatore e introduce elementi di certezza in un settore di attività economica sempre più importante. Questa disciplina della genuinità riguarda tutta la produzione vinicola e, nella sostanza, stabilisce che tutto il vino italiano deve derivare essenzialmente dall'uva. La citata legislazione è nel mondo tra quelle che maggiormente limitano l'impiego di sostanze che possono essere aggiunte ai mosti e ai vini. Ciò che spesso è, ad esempio, consentito in altri Paesi per ottenere l'aumento della gradazione alcolica mediante l'aggiunta di zucchero, in Italia è proibito. Il vino italiano dev'essere figlio dell'ambiente naturale, del sole, dell'intelligenza e del lavoro umano. Sotto l'aspetto della qualità i vini d'Italia, conosciuti attraverso le denominazioni geografiche di origine introdotte sul mercato secondo usi locali, leali e costanti, possono essere tutelati dalla disciplina cui abbiamo già fatto cenno, che è entrata in applicazione con il D.P.R. n. 930, del 12 luglio 1963. Questa legge ha previsto la classificazione dei vini in tre categorie: quella delle denominazioni di origine (D.O.S.); quella delle denominazioni di origine (D.O.C.); e quella delle denominazioni di origine (D.O.C.G.). Alla prima appartengono per diritto naturale tutti i vini che portano – da solo o insieme a un nome di vitigno – il nome geografico della zona nella quale si producono le uve da cui i vini derivano. L'accesso a tale classificazione è dunque automatica: non occorre che i produttori presentino domande di riconoscimento; nel caso di incertezza nella delimitazione della zona di produzione è necessaria la presentazione di un'istanza per accertarla. semplici controllate controllate e garantite Vendemmia in Puglia, negli estesi vigneti di Lizzano (Taranto).