Spagna Dice un'antica, interessante storia, la , scritta nel 1270 sotto la direzione del re di Castiglia, Alfonso X il Saggio: "Ogni terra del mondo e ogni provincia Dio onorò in maniera diversa, spargendo i suoi doni; ma fra tutte le terre che Dio onorò, la Spagna fu favorita, perché ad essa diede in abbondanza tutte le cose che gli uomini sono soliti desiderare con ardore... La Spagna è ricolma di abbondanza e di bontà più di ogni altra terra. Inoltre è tutt'intorno rinserrata: a un capo i Monti Pirenei, che giungono fino al mare, dall'altra parte l'Oceano e dall'altra ancora il Mediterraneo... Dunque questa Spagna è come il paradiso di Dio, poiché è bagnata da cinque fiumi copiosi: Ebro, Duero, Tajo, Guadalquivir e Guadiana; ciascuno di essi ha fra sé e l'altro grandi montagne e terre; le valli e le pianure sono grandi e larghe, e per la bontà della terra e l'umidità dei fiumi offrono molti frutti squisiti. La Spagna nella maggior parte è percorsa da ruscelli e fonti, e mai manca di acqua per fare pozzi dove ce n'è bisogno... È abbondante di messi, di piacevole frutta, ghiotta di pesce, saporosa di latte e di tutte le cose che con quello si fanno; piena di cervi e di selvaggina, di numeroso bestiame, magnifica in cavalli, abbondante di muli, fortificata con castelli, allegra per i suoi buoni vini, lieta per l'abbondanza di pane; ricca in metalli di piombo, stagno, mercurio, ferro, rame, argento, oro, pietre preziose, di ogni tipo di pietre di marmo, di sali di mare, di saline di terra, di sale nelle rocce e di molti altri minerali; briosa di seta e di quanto si fa con essa, dolce di miele e zucchero, illuminata di cera, piena di olio, allegra di zafferano..." Dopo sette secoli, con l'aumento della popolazione e la comparsa dell'inquinamento, la Spagna ormai non è più il paradiso di Dio, anzi soffre, come tutte le terre del mondo, di modificazioni climatiche, inquinamento di acque, abbandono di contrade, esaurimento di terreni coltivabili e di giacimenti minerari, ma continua ancora a essere una terra ricca di possibilità, vivida di sole e aria pura, in molti luoghi, con terreni ove si possono coltivare frutta e ortaggi, allevare bestiame e buoni cavalli, e che continua a essere, più che mai, gioiosa per i suoi buoni vini. Si tratta di vini da tavola comuni, che si esportano ancora in botti o in cisterne, di vini fini da tavola, imbottigliati, rossi, con lo splendore e la trasparenza del rubino, o bianchi che nella coppa sembrano avere il colore tenue della paglia secca, di vini vecchi o di Jerez, alcolici, profondamente ossidati, che allietano olfatto e gusto e scaldano lo stomaco. E questi vini, diversi nell'aspetto, nella forza, nel colore, nell'aroma, ma sempre di grande qualità, provengono dalla sintesi armonica delle circostanze di clima, suolo e varietà, e dall'azione che su di esse svolge l'uomo. Questa sintesi di influenze fa sì che qua e là, in molti luoghi di Spagna, si ottengano vini di qualità, ben noti e apprezzati. Crónica General de España Bisogna ricordare che la Spagna occupa buona parte della penisola Iberica, una delle tre penisole meridionali dell'Europa. È il punto di incontro fra Europa e Africa, tra il Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico. Una barriera di montagne, i Pirenei, la collega e insieme la isola dalle altre nazioni europee. Lo studioso può in primo luogo dividere la Spagna in due grandi zone: la Costa Cantabrica, a nord, e il resto del Paese. La Costa Cantabrica risente in pieno l'influsso del mare, è atlantica, più nuvolosa, più piovosa; le sue campagne sono diverse dalle altre: le coltivazioni, la vegetazione spontanea e i boschi sono diversi. Il resto della Spagna è più vario, con zone marine e altipiani che sembrano piccoli continenti; meno nuvole, più sole, fino a giungere alla magnificenza di luce e calore delle spiagge orientali e meridionali, amate e cercate dai turisti che vengono dal nord; meno piogge, e quindi una vegetazione a volte xerofila, che, nella maggior parte, richiede poca umidità. Nei tempi antichi questa parte del Paese era un querceto, con radure occupate da vite e olivo; più tardi, senza tralasciare la vite e l'olivo, parte dei terreni non irrigati fu dedicata alla coltivazione di cereali. Come dice la , ci sono cinque fiumi, orientati approssimativamente da est a ovest, tranne l'Ebro, che scorre da ovest a est. Come succede ovunque, sui pendii delle valli si producono i grandi vini: Rioja, Aragón, Penedés, influenzati dall'Ebro; vini de la Ribera (Aranda de Duero e Roa), di Rueda e La Seca, di Toro, nel bacino del Duero, di Cebreros e di Méntrida, sotto l'influsso delle acque del Tago, della Mancha e dell'Estremadura, con l'apporto degli affluenti del Guadiana, di Moriles e di Jerez, con quelle dell'antico Baetis (Ouad el Kebir degli arabi), l'attuale Guadalquivir. Crónica General de España