Jugoslavia La favorevole posizione geografica, nonché il clima e la struttura del terreno rendono gran parte del territorio jugoslavo adatto alla coltivazione della vite. I vigneti sorgono sui terreni più poveri, ove la coltivazione di altre piante non sarebbe redditizia dal lato economico. Gran parte dell'uva proveniente da questi terreni è destinata alla produzione del vino, tuttavia è sviluppata anche la produzione di uva da tavola. La coltivazione della vite nelle zone vinicole della odierna Jugoslavia trae origine da tempi antichi. Si presuppone che furono i Traci a portare la vite nei Balcani, mentre sulle rive del mare Adriatico la introdussero i Fenici ed i Greci. Secondo alcuni, già all'epoca preistorica e degli Illiri si coltivava la vite. I Romani influirono notevolmente sull'evoluzione della viticoltura e della industria vinicola nelle zone della Jugoslavia odierna. Un merito particolare va attribuito all'imperatore romano Marco Aurelio Probo (276-282 d.C.), nato a Sirmium (Srem). L'evoluzione della viticoltura veniva poi temporaneamente arrestata, a causa della migrazione dei popoli e dell'arrivo degli Unni. Dopo la fine della loro dominazione, dal IV al VI secolo d.C., i Balcani vennero popolati dalle tribú degli Slavi, i quali ripresero a coltivare la vite. Con l'arrivo dei Turchi la viticoltura decadde, in particolar modo nelle zone ove essi si fermarono più a lungo. Il vino non interessava i Turchi, dato che la loro religione ne vietava il consumo. Malgrado ciò, essi, in veste di conquistatori, prelevavano il vino dai produttori e lo scambiavano in commercio con le altre nazioni. La viticoltura e l'industria vinicola ripresero vigore durante l'impero Austro-Ungarico. Nel XVIII secolo e all'inizio del XIX, la viticoltura raggiunse il massimo grado di prosperità. A metà del XIX secolo la viticoltura subí nuovi colpi. Apparvero l'oidio, la fillossera e la peronospora che, verso il 1880, distrussero quasi tutti i vigneti. Nel periodo dal 1920 al 1930 si effettuò la ricostituzione viticola. In questa occasione furono introdotte molte specie coltivate nell'Europa Occidentale, anche se, specialmente nelle zone del sud della Jugoslavia, si conservarono le specie autoctone. I decreti di legge della Jugoslavia concordano con il codice alimentare ( ) e con le prescrizioni della Organizzazione Internazionale per la Vite e il Vino (O.I.V.). Su queste direttive è stata organizzata la produzione vinicola e viticola, con l'introduzione del . In tal modo la Jugoslavia è riuscita ad aumentare le sue naturali possibilità, presentandosi sul mercato nazionale e internazionale quale produttrice di ottimi vini. Codex Alimentarius catasto viticolo Secondo recenti dati statistici, la Jugoslavia dispone di circa 246.000 ha di terreno coltivato a vigne, distribuito nelle Repubbliche di Slovenia, Croazia, Serbia (con le Regioni autonome di Vojvodina e di Kosovo), di Macedonia, di Bosnia ed Erzegovina, di Montenegro. La produzione di vino è di 6.297.000 hl (1977). Secondo i dati riportati, la Jugoslavia si trova al decimo posto tra gli Stati produttori di vino nel mondo. La posizione geografica della Jugoslavia è favorevole alla coltivazione della vite su tutto il suo territorio, tuttavia essa è diffusa solo là dove le specifiche caratteristiche del clima e del terreno lo permettono. La vite, in diverse zone, non si coltiva oltre i 760 m di altitudine: lungo la costa adriatica, non raggiunge generalmente i 500 m, mentre nella zona continentale viene coltivata a un'altitudine di 150-300 m. Le regioni con clima caldo sono favorevoli per la produzione dell'uva da tavola e dell'uva per vini rossi e da dessert; quelle con clima mite, semiarido, e le altre, con clima piú freddo, sono adatte per la produzione d'uva per i vini bianchi, rosati e rossi di diverse qualità. Vite di Teran a Umag (Istria).