Anche in Boemia, nei dintorni di Praga, Melnik e Litomerice, v'è una zona vitivinicola un tempo importante ma attualmente di scarso significato. Oggigiorno la vite si coltiva su circa 260 ha. Le condizioni climatiche e pedologiche sono tuttora favorevoli: l'estate è moderatamente calda, secca, l'inverno mite. Il suolo è assai vario: argilloso, argillo-sabbioso, ghiaioso, bruno e grigio. Nei dintorni di Praga si coltivano prevalentemente vitigni rossi: Pinot n., Saint Laurent, Portoghese. Nei vigneti posti piú a nord dominano le varietà bianche: Riesling renano, Müller-Thurgau, Traminer r., Pinot Chardonnay. I vini prodotti in Boemia hanno un certo carattere, viva acidità e ricchezza di profumo. Nella cantina statale di Praga vengono imbottigliati e invecchiati non solo i vini di Boemia, ma buona parte dei vini provenienti dalle altre regioni e dall'estero. Nella stessa cantina si producono anche spumanti e vermouth. Boemia Bohemia, D'Artagnan, Belvedere In Cecoslovacchia ci sono tutte le condizioni per sviluppare ulteriormente la produzione vitivinicola: l'estensione della coltivazione in zone favorevoli è notevole, i vigneti sono modernamente coltivati, l'enotecnica è di alto livello. Recentemente è sorto a Stari Plzeň, nella Boemia occidentale, un nuovo stabilimento per produrre spumanti in autoclavi, con il metodo continuo. Antico torchio ungherese per uva. Ungheria Sul territorio ungherese la vite era già coltivata prima della conquista dell'unità nazionale. Nella parte occidentale del Paese la viticoltura ha una tradizione quasi bimillenaria. I reperti archeologici, infatti, dimostrano che nel settore ovest del bacino dei Carpazi i primi viticoltori sono stati i Celti. Successivamente la coltivazione della vite continuò a svilupparsi nella Pannonia, provincia dell'Impero romano. Un imperatore romano che ne favorí la diffusione in Pannonia fu Marco Aurelio Probo (270-282), il quale abolí le norme che la ostacolavano, risalenti all'epoca dell'imperatore Domiziano, e fece piantare dai suoi legionari nuovi vitigni. Ancor oggi si trovano numerosi ricordi della viticoltura romana nei pressi delle città di Pécs e Sopron, sulla costa settentrionale del lago Balaton, nei dintorni del monte Somló, e vicino alle città di Szekszárd e di Budapest. Anche dopo la caduta dell'Impero romano, nel turbine della trasmigrazione dei popoli, non si dimenticarono gli insegnamenti dei Romani. Gli agricoltori non abbandonarono la viticoltura nemmeno sotto il dominio degli Unni e, piú tardi, sotto la signoria degli Avari e dei Franchi. Le genti che successivamente si insediarono sul territorio ungherese appresero le tecniche per la coltivazione della vite e la vinificazione dalle popolazioni autoctone e, in seguito, dai monaci che vivevano nella parte occidentale del Paese. Lo sviluppo viticolo fu stimolato dai re della dinastia Árpád per mezzo di privilegi vari, come l'esenzione dal pagamento delle tasse. Dopo l'invasione dei Tartari (1241-1242), la rinascita della viticoltura venne stimolata dal re Béla IV che concesse molti privilegi e che promosse l'immigrazione dall'Italia di nuovi viticoltori. Nel Trecento, al tempo della Casa degli Angiò, di origine napoletana (Roberto Carlo e Ludovico I), la coltivazione della vite ebbe notevole impulso, favorita grandemente dallo sviluppo del commercio vinicolo. Nella seconda metà del secolo XV, durante il regno di Mattia Corvino, la viticoltura ungherese arrivò al suo culmine: a quell'epoca l'Ungheria era uno dei Paesi viticoli piú importanti dell'Europa. Lo sviluppo fu però impedito, fino quasi all'abbandono totale della produzione dell'uva e del vino, prima dalla dominazione turca, durata centocinquanta anni, poi dalle guerre di liberazione e dallo spopolamento delle regioni. Il nuovo periodo di rinascita non cominciò che verso la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento. Vecchissime bottiglie di Tokaj.