Editoriale Francesco · direttore responsabile Antonini VEDERE LONTANO Se è vero che le innovazioni non sono altro che disobbedienze andate a buon fine, allora anche nel mondo del vino e delle produzioni alimentari di qualità bisogna essere capaci di osare, di cambiare i paradigmi, di vedere lontano. Tanto più in un momento complesso come questo, in cui si alza il volume della voce di chi contesta il vino tout court solo perché contiene dell'alcol, rigettando sul nascere ogni distinguo, ogni precisazione, ogni riferimento a ricerche precedenti, ogni modica quantità. Circolano in Rete animazioni video pseudo scientifiche che in pochi minuti - sappiamo che nell'era degli smartphone il tempo di attenzione si abbassa sempre più - pretendono di condensare studi complessi, semplificando i concetti con un approccio scientist ben lontano dal relativismo che dovrebbe contraddistinguere chi fa ricerca. E' un fenomeno che giustamente preoccupa i viticoltori a ogni latitudine, e al quale abbiamo voluto dedicare in questo numero una riflessione di Matteo Bellotto sul vino dealcolato, parole come sempre fuori dagli schemi. Innovative, appunto. Di certo in questa fase storica c'è bisogno, come non mai, di non adagiarsi sul "si è sempre fatto così", di compiere delle scelte. Come peraltro è già successo numerose volte in passato. Quando rientra dall'esperienza in Canada, all'inizio degli anni Ottanta, il giovane Silvio Jermann ha già capito che il vino friulano deve cambiare passo, non può permettersi di replicare all'infinito lo schema del Tocai di pronta beva, dei bianchi giovani, delle damigiane di sfuso da vendere nelle osterie. Nascono così Vintage Tunina, Dreams, Capo Martino, vini "firmati" dall'azienda come se si trattasse di una grande maison di moda, vini che nascono dalla ponca del Collio ma che sono capaci di andare oltre e di raggiungere le tavole di tutto il mondo. Un passo avanti che diventa presto movimento, coinvolge molte cantine di qualità, spinge ad alzare l'asticella. E oggi lo stesso Jermann, come raccontiamo nel primo piano di questo numero, riparte da zero con i vigneti acquistati negli ultimi anni nel Collio sloveno: macerazione, ribolla-rebula, fermentazione e affinamento in anfora, regime biologico, lunga attesa prima di imbottigliare. E' un tornare indietro? No, è cercare una strada più personale, è ancora una volta vedere lontano. Come fa da anni Damijan Podversic, uno dei produttori di riferimento per il mondo dei bianchi macerati, con la sua Ribolla che in questo numero merita l'onore della degustazione verticale curata dal sommelier Gianluca Castellano. Ma l'innovazione concerne anche il modo di comunicare i prodotti, a partire dall'etichetta sulle bottiglie che è il primo biglietto da visita del vino, come ci racconta Marco Cucinotta che ha messo a confronto le strade molto diverse scelte da tre produttori di spicco del Friuli Venezia Giulia, a partire dalla mitica "carta geografica" di Livio Felluga, nata nel 1956 e immutata da settant'anni. Perché già allora quella grande famiglia vedeva lontano.