l'altra Franciacorta Ivano Antonini Mario è l’amico di una vita, compagno di mille avventure enologiche. È onnipresente ogni qual volta si parla, si scrive e si vive di vino. È sempre al mio fianco, nei lunghi viaggi in auto, quando passeggio tra i filari dei vigneti o gironzolo lungo i corridoi delle cantine. Mario non ha paura dei chilometri, dei climi e delle temperature più invivibili.“Ho visto cose che voi umani...”, ripete spesso, con un brillio astuto negli occhi grigio- azzurri. Ed è vero. Ha visto scenari meravigliosi e insoliti, come l’affascinante panorama dei vigneti di Manduria sotto una coltre di neve. Oppure quadri altrettanto suggestivi, ma meno graditi sul piano della sopportazione fisica, come quando si è arrampicato, boccheggiando, tra i ripidi filari del Kastelaz a Termeno, in un torrido pomeriggio di luglio dell’infernale 2003. Ha sfidato la forza del vento freddo, capace di penetrare nelle ossa, tra le vigne dell’Altenberg a Bergheim, in Alsazia. Ha conosciuto la pioggia della Borgogna, il sole delle Langhe, il vento di Pantelleria. Ha sofferto di vertigini in cima alle vigne delle Cinque Terre, della Valtellina, della Mosella. Mario vive dentro i miei bicchieri, dentro la mia penna quando prendo gli appunti di degustazione. Mi accompagna a casa, quando ho bevuto un bicchiere di troppo. Mario è mio amico, ma potrebbe essere amico di tutti voi. Rappresenta l’alter ego con cui condividere passioni, suggestioni e discussioni. Anima fraterna e contrastata. Un giorno complice, l’altro nemico. Con Mario ho condiviso grandissime emozioni davanti a un Nebbiolo, un Sangiovese, un Riesling, un Pinot Nero. Mentre sono in continuo contrasto davanti a un Metodo Classico italiano. Specie se c’è scritto Franciacorta in etichetta.A differenza del sottoscritto,lui ama soltanto quelle prodotte dai “seguaci” del famoso monaco benedettino. Queste divergenze di vedute hanno tuttavia un fondamento. Mario ha trascorso l’infanzia in un ambiente domestico ostile. Mamma e papà litigavano spesso, sovente per colpa del vino. Il papà acquistava di nascosto per telefono fiumi di Franciacorta a prezzi stracciati, sedotto da celebri spot pubblicitari con l’occulto uomo brizzolato dal sorriso d’ordinanza. Quando la mamma lo scopriva, erano urla, accuse, a volte anche lacrime. Lei si spaccava la schiena facendo i doppi turni, e lui, sciagurato, sperperava i pochi risparmi di famiglia per qualche bottiglia di vino! Ancora adesso, nel ripetere il termine “Franciacorta”, Mario si porta una mano al cuore, in un teatrale gesto di sofferenza. Più volte ho cercato di fargli conoscere questi vini sotto l’aspetto più profondo, ma ogni tentativo è stato vano. Pareva ormai una battaglia persa, quando, d’un tratto, Mario confessò di volermi accompagnare in Franciacorta. Era arrivato il momento di rivedere i preconcetti su questa denominazione. A una condizione, però: voleva conoscere una Franciacorta “diversa”, insolita, magari anche un po’ rustica. Niente grandi nomi, sale tappezzate da diplomi, premi, nessun tappeto rosso, ma il contatto con la gente. Arriva il fatidico giorno, una fredda giornata invernale. Sopra di noi si apre un magnifico cielo azzurro, punteggiato da qualche nuvola sparsa qua e là. Il sole riscalda tiepidamente le nostre anime, spazzando via gli ultimi rimasugli delle nebbioline mattutine. Mario è accanto a me, emozionato come mai prima d’ora. Il navigatore è impostato in direzione Erbusco. Il viaggio scorre liscio e il casello di Rovato si raggiunge in pochi attimi. “Iva’, ma il termine Franciacorta, ha a che fare con la Francia?” “No, Mario. Il termine deriva da , ovvero corti franche. Risale a un’ordinanza del 1277, quando le comunità di monaci benedettini residenti in questi luoghi godevano di particolari esenzioni e franchigie per il commercio delle loro merci in altri stati.” Francae curtes Siamo in provincia di Brescia, con il Lago d’Iseo a pochi passi. Ci addentriamo in uno dei cuori pulsanti e vitali della Lombardia. Quella Lombardia che ci piace e che amiamo particolarmente. Quella Lombardia esportatrice di eccellenze nel mondo. Sulle dolci colline moreniche si distendono i diciannove comuni che compongono un mosaico fatto di storia e cultura, non solo di vigneti. Una storia che già nel 1570, sessantanove anni prima della nascita del monaco francese Dom Pérignon, menzionava “vini briosi e spumeggianti”. Stiamo parlando di Gerolamo Conforti, medico bresciano autore del , in cui si parla già di tecnica di preparazione dei vini a fermentazione naturale e dei loro effetti benefici sul corpo umano. Libellus de vino mordaci Dal punto di vista legislativo, il riconoscimento della Doc si data al 1967, mentre nel 1995 viene assegnata la Docg solo per i vini ottenuti dalla rifermentazione in bottiglia e chiamati con il nome del territorio di origine. Il Franciacorta vino, prodotto nella Franciacorta geografica. Il Consorzio - nato nel 1990 con 29 produttori associati, oggi saliti a 109 - è uno dei più attivi in Italia e promuove con successo la valorizzazione del territorio. Gli ettari vitati per la produzione del Franciacorta Docg sono 2800, ai quali si aggiungono i 350 dedicati ai vini fermi della Doc Curtefranca, per una produzione che ha sfiorato i 14 milioni e mezzo di bottiglie. Significativo è stato il lavoro compiuto dal Consorzio proprio sul disciplinare di produzione. Rigoroso e selettivo. Le bottiglie di Franciacorta possono essere prodotte dal solo mosto fiore di uve chardonnay e/o pinot nero, e di pinot bianco fino a un massimo del 50%. La durata dell’affinamento varia da un minimo di 18 mesi fino ad almeno 60 per la tipologia Riserva. È proprio durante questo periodo che, insieme alle magiche bollicine, nascono quelle emozioni che cerchiamo in una bottiglia di Franciacorta. Emozioni che oggi abbiamo deciso di cercare in una maniera insolita, rara e atipica. Al termine della giornata la più grande soddisfazione è vedere il luccichio negli occhi di Mario. La sua emozione è la sintesi delle suggestioni emanate dai nostri calici, nei quali ogni vino ha raccontato la propria storia. Una storia fatta di vigne, disciplinari, filosofie, ma soprattutto di uomini, di “vitae”. SOLOUVA Erbusco Ad accoglierci sulla soglia della cantina è Andrea Rudelli, giovane esordiente sul palcoscenico franciacortino, ma con una notevole esperienza in campo enologico alle spalle, tra cui i cinque anni trascorsi a Ca’ del Bosco. L’azienda nasce dall’incontro di Andrea con Nico Danesi e Giovanni Arcari della Enoconsulting, con lo scopo dichiarato di produrre Franciacorta da uve raccolte nella piena maturazione fenolica e senza l’utilizzo di zuccheri esogeni in tutto il processo di spumantizzazione. Pertanto, sia per la rifermentazione in bottiglia, sia nella liqueur d’expédition, sono utilizzati solo zuccheri dell’uva. Ecco spiegato il nome dell’azienda. 90/100 Franciacorta Brut 100% chardonnay – Alc. 12,5% È soltanto uno il Franciacorta prodotto da Andrea, meritevolissimo di varcare agilmente la soglia dell’eccellenza. Il calice si colora di un luminoso color oro verde, poi al naso emerge tutto il carattere leggiadro e soave dello chardonnay. Melone, pesca di Monate e biancospino trovano perfetta sintonia col ricordo delicato dei biscotti appena sfornati. Lo sviluppo al palato si distende in maniera pacata e mite. Un’acidità mai citrina accompagna un guizzo sapido-minerale e dona freschezza, piacevolezza e bevibilità. Un Franciacorta capace al primo assaggio di far sussultare Mario, che già lo pregusta con le tartine al salmone Balik, burro ed erba cipollina. 1701 Cazzago San Martino 1701 è l’anno di fondazione di una tra le più antiche maison di Franciacorta, la Conti Bettoni Cazzago. Nel 2009 un gruppo di amici imprenditori, profondamente legati alle origini contadine, decide di imprimere una svolta alla produzione vitivinicola, dando vita al “manifesto 1701”, una propria filosofia che prevede la conduzione biodinamica degli 11 ettari di vigneti. Il rispetto del ciclo vitale e naturale della vigna è un punto imprescindibile per i fratelli Federico e Silvia Stefini, giovani e dinamici produttori, in prima linea nella filiera produttiva aziendale. Vicino alla cantina è situato un vero gioiello, un vigneto di rara bellezza cinto da mura che risalgono all’XI secolo. Camminando tra i filari sembra di passeggiare in un mondo diverso, vitale. Vini unici oggi, ma con tanto da dire ancora in futuro. 86/100 Franciacorta Brut 85% chardonnay, 15% pinot nero – Alc. 12,5% Veste giallo paglierino luminosa, esprime vivacità in ogni sua forma. A cominciare dall’olfatto, disposto in prevalenza su note floreali, esotiche e agrumate, dove il frutto domina sui sentori indotti dai lieviti. All’assaggio si destreggia in scioltezza, corredato da un piacevole apporto fresco e sapido, a beneficio della profondità. In una serata tra amici, mettete la bottiglia in mezzo al tavolo e finirà in un baleno. 88/100 Franciacorta Satèn 100% chardonnay – Alc. 12,5% Mario non ama questa tipologia, dominata a suo dire da una morbidezza spesso eccessiva. Il Satèn di 1701 è invece tutt’altro. Luminoso attraverso un colore giallo paglierino tendente al dorato. L’espressione olfattiva si fa via via raffinata e sensuale, cremosa e leggiadra. Bocca precisa nello sviluppo. Si dimostra un vino che non ha trovato ancora il suo zenit. Ricco nelle sensazioni, chiude all’insegna dell’eleganza. Accompagna felicemente un succulento piatto di calamaretti spillo in umido. 85/100 Franciacorta Rosé 100% pinot nero – Alc. 12,5% Valido, piacevole e ben fatto, ma nell’insieme è un vino che sembra esporre il cartello “lavori in corso”. Deve ancora trovare la sua vera dimensione. Il bagaglio olfattivo richiama le sfumature di petali di rosa, ribes, lampone e zenzero. Manca un maggiore amalgama tra tutte le caratteristiche organolettiche, soprattutto, per quanto riguarda il palato, tra struttura e lo slancio acido-sapido. Buona la profondità. Ottimo con i gamberi rossi di Gallipoli al sale. 90/100 Franciacorta Brut Vintage 2009 85% chardonnay, 15% pinot nero – Alc. 12,5% Il 2009 è stata la prima vendemmia, ma nel bicchiere abbiamo già il risultato concreto e solido di quanto i due fratelli esigono dai propri vigneti. Giallo dorato brillante. Naso prorompente con un approccio molto particolare, principesco e un po’ rustico al tempo stesso. Ananas, succo di albicocca, pera kaiser e cedro fanno capolino sulle note di crema pasticciera e marzapane. Il palato si distende sul velluto e sulla seta, salvo poi rinvigorirsi grazie a una freschezza che detta ritmo e tempi. Da assaporare crogiolandosi sul divano ascoltando la musica preferita. CORTE FUSIA Coccaglio Daniele Gentile e Gigi Nembrini, i giovani proprietari di questa dinamica azienda, appartengono alla new age franciacortina, pronti a continuare (e ampliare) ciò che di buono è stato tracciato dalla precedente generazione di produttori. Lo si percepisce nell’aura che aleggia in vigna, in cantina e nei loro vini. L’interazione con la terra, non essere invasivi nelle tecniche di cantina e la disinvoltura, la personalità e la carica dei vini prodotti sono solo alcune delle caratteristiche che ci hanno spinti qui. I 5 ettari di vigneti sono ubicati sulle pendici del Monte Orfano, nel lembo più meridionale della Franciacorta. Ciottoli e calcare compongono il substrato in cui sono radicati i vigneti. La cantina nasce nel 2010, ristrutturando un’antica corte del 1600. I vini sono in continua crescita e lo saranno anche in futuro, confidando nella bontà dei millesimi più recenti che vedranno la luce tra qualche anno. 84/100 Franciacorta Brut 50% chardonnay, 50% pinot nero – Alc. 12,5% È il biglietto da visita dello stile aziendale, fondato su una base concreta e solida, di grande pulizia e nitidezza, dotato contestualmente di sfumature a tratti impulsive e spensierate. Giallo paglierino brillante. Fase olfattiva giocata sulla frutta a polpa bianca, croccante, di grande freschezza. Una nota vegetale rigogliosa di felce azzurra in chiusura. Palato altrettanto distinto e composto. Sottile e teso fino alla fine. Perfetto col sashimi. 85/100 Franciacorta Satèn 100% chardonnay – Alc. 12,5% Giallo dorato. Anima solida e dinamica al tempo stesso, con un timbro mielato. Frutto dalle tonalità calde, esotico, agrumato, fiori gialli, cannella, miele di castagno, frutta secca tostata. Al palato la carbonica è decisa e insolita per un Satèn, ma esprime la giusta morbidezza che si ricerca nella tipologia. Finale più rigido in chiusura e invogliante nella freschezza di beva. Sublime con un grande fritto di pesce di lago. 83/100 Franciacorta Rosé 100% pinot nero – Alc. 12,5% Rosa cerasuolo. Una tipologia di rosé molto compatta e con meno incisività tra quelle proposte da Daniele e Gigi. Una sfumatura che ricorda il Grand Marnier dona dolcezza a un frutto caldo e maturo, floreale di ciclamino, fiori di sambuco, paprica, pasticceria da forno e zafferano. Palato più sottile, con un’acidità un po’ cruda e una sapidità che ravviva il finale. Da provare con le pappardelle al ragù di capriolo. 89/100 Franciacorta Dosaggio Zero 2010 75% chardonnay, 25% pinot nero – Alc. 12,5% Il cavallo di razza tra le proposte aziendali rivela subito la sua personalità. Forza e carattere animano un frutto agrumato, esotico e il floreale giallo. Verve croccante, fresca e intrigante. Fragore aromatico che si amplifica con le note lievitate suadenti e ben integrate. Carbonica fine e delicata in piacevole armonia con la decisa struttura. Finale tutto in divenire per un vino che sa già il fatto suo, ma con notevoli prerogative di evoluzione. Lente di ingrandimento puntata. Nobilita un sontuoso risotto ai frutti di mare. LO SPARVIERE Monticelli Brusati L’azienda ha sede in un’antica dimora di campagna di proprietà della famiglia Gussalli Beretta, una delle dinastie più famose in Italia. A fare gli onori di casa è Monique Poncelet, moglie di Ugo Gussalli Beretta. Mario è affascinato dalla bellezza di questa residenza del XVI secolo e soprattutto dall’ampio camino nel salone principale, al di sopra del quale campeggia uno stemma raffigurante uno Sparviere. Da qui il nome dell’azienda e i simboli in etichetta. Sono 60 gli ettari di proprietà, di cui 25 coltivati a chardonnay e pinot nero. I vigneti si dividono tra Monticelli Brusati e Provaglio d’Iseo, su terreni argillosi, calcarei e limosi, in regime di conversione al biologico dal 2013. 85/100 Franciacorta Brut Cuvée n. 7 100% chardonnay – Alc. 13% È l’ultimo nato in casa Gussalli Beretta. Ottenuto da sole uve chardonnay, provenienti dai vigneti di Provaglio d’Iseo. Livrea giallo dorato intenso. Naso che non incide per nitidezza aromatica, ma trova il suo appeal proprio nel suo modo di essere e di voler scrivere la propria storia. Profuma di gelso, mela golden, pesca gialla, mandarino e marbré alla vaniglia. Palato sulla medesima lunghezza d’onda. Morbidezza, tensione e buon affondo finale. Da sorseggiare con capesante gratinate. 87/100 Franciacorta Satèn 100% chardonnay – Alc. 13% Lo stile aziendale, un po’ rustico nell’approccio, si riflette anche in questo Satèn. Si accende di un colore giallo dorato quasi fosforescente. Naso non perfettamente a fuoco, ma sicuramente ricco di personalità, marcato da una tonalità affumicata, che lascia spazio a un frutto di carattere esotico, tra mango e frutto della passione. Caramella inglese, vaniglia e panettone ai canditi chiudono l’indagine olfattiva. Generoso al palato, si offre con caparbietà grazie a una vitale freschezza salina. Avvolgenza e morbidezza fanno da preludio a un finale di lunga progressione. Sposa alla perfezione un trancio di pesce spada al forno con pomodorini e capperi. 86/100 Franciacorta Rosé Monique 100% pinot nero – Alc. 13% Vino dalle delicate nuance rosa salmone. Aggraziato e molto elegante al naso, ma con il piglio deciso e determinato, proprio come Madame Poncelet, a cui è dedicata questa cuvée. Frutti di bosco, petali di rosa, arachidi tostate e una fragrante sfumatura vegetale in chiusura. Palato in perfetta sintonia con l’olfatto. Equilibrio tra corpo, acidità e carbonica. Allungo fresco e ben definito nel finale. Godibilissimo con le tagliatelle fatte in casa, pomodori Pachino e gamberi di fiume. 87/100 Franciacorta Brut 2009 100% chardonnay – Alc. 13% Con questo brut entriamo nella sfera dei millesimati, tutti rigorosamente da chardonnay in purezza. Paglierino chiaro e vivace. Al naso si apre fragrante, con un floreale da manuale e un taglio elegante di erbe aromatiche. Limone di Sorrento, cedro, crema pasticciera, baccelli di vaniglia e fiori bianchi. Sviluppo cremoso e delicato al palato, dove l’acidità e la carbonica infondono energia, profondità e grande bevibilità. Insalatina di ritagli di pollo, ciliegie di mozzarella di bufala e verdure croccanti. 89/100 Franciacorta Extra Brut 2008 100% chardonnay – Alc. 13% Giallo dorato intenso. Naso dal timbro caldo e maturo, una vivace complessità, inebriante, che si apre con sensazioni di mela golden, note vegetali di assenzio, salvia, erba cucca, floreale di magnolia e fragranze di pane speziato. Cresce e prende maggiore vigore con l’ossigenazione. Anche al palato si mostra deciso, verve che sa di ferro e pietra, accompagna una struttura che nasce dalle basse rese in vigna. Carbonica altrettanto risoluta. Chiude all’insegna dell’eleganza con i ravioli farciti di orata e conditi al burro e salvia. 90/100 Franciacorta Dosaggio Zero Riserva 2007 100% chardonnay – Alc. 13% Veste dorata con riflessi meno intensi e più luminosi del campione precedente. Anche sul piano dell’impatto olfattivo, emerge un frutto meno opulento, più ritmato e snello. Mostra la giusta tensione e il grip che si cerca in un vino non dosato. Cedro candito, iris, anice stellato, rosolio e cornetto alla vaniglia. Palato che suggella un apice mai toccato prima d’ora da questa casa e lo fa con stile incisivo e penetrante, senza allontanarsi mai da un corpo voluttuoso e avvolgente. L’allungo finale appare scorrere su una linea sapido-minerale di grande sostanza e determinazione. Con un saporito cacciucco alla livornese. IL PENDIO Monticelli Brusati Impossibile non restare affascinati dalla passione che anima Michele Loda, deus ex machina di quest’azienda. Trascorre gran parte del suo tempo tra vigna e cantina. Difficilmente lo vedrete al gate di un aeroporto, con valigie e bottiglie al seguito, in direzione chissà dove. Profondamente radicato nel proprio territorio, per incontrarlo e conoscere a fondo i suoi vini dovete spingervi fin qui. I vigneti sono di rara bellezza, 3 ettari incastonati tra le colline a circa 400 metri di altitudine, su terre scure e rocce calcaree bianchissime come il latte. Capiamo che ci aspettano vini dalla verve acido-sapida di grande freschezza. Non utilizza chimica in vigna e neppure in cantina. Si lavora in spazi ristretti, muovendosi agilmente tra botti, barrique, cataste di bottiglie in affinamento e pupitre. La fermentazione dei vini base è ottenuta con lieviti indigeni. È proprio tutto questo, insieme alla filosofia aziendale, che ci ha fatto innamorare e spinto a parlarvi di questa azienda attraverso i tre vini che Michele ha preparato per l’assaggio. 88/100 Franciacorta Extra Brut Brusato 2009 100% chardonnay – Alc. 13% Un blanc de blancs, eccentrico e un po’ stravagante nello stile, ottenuto da uve chardonnay. In alcune annate particolarmente calde la partecipazione del pinot bianco porta aiuto alla freschezza. Abito dorato, luminoso, dai riflessi nocciola. Il profilo olfattivo si apre con una nota smaltata e salmastra. Con l’ossigenazione emergono sentori caldi e maturi di mele cotogne al forno, e ancora glicine in fiore, note di talco, iodio, muschio, miele di zagara, pino silvestre, mandorla tostata e fragranze di pan brioche. Bocca che rasenta un pas dosé, una lieve sfumatura ossidativa unita alla sensazione pseudo-calorica a dare un iniziale impatto di morbidezza, prima di quella sferzata salina che resta nel Dna gustativo di quest’azienda. Un vino che si fa ricordare, da accompagnare a scottadito di agnello alle erbe aromatiche. 91/100 Franciacorta Pas Dosé Il Contestatore 2009 100% chardonnay – Alc. 13% Stesso stile, ma con anima profondamente diversa, sia nell’approccio, sia nello sviluppo. Tonalità più vicine al paglierino, con un naso che si esprime in maniera meno calda e solare, verso un frutto più croccante. Sensazioni agrumate di scorza d’arancia, pesca gialla, ananas, fiori gialli, limoncella, mandorla fresca e fragranze di savoiardi appena sfornati. Palato vibrante, a tratti cremoso. Pienezza nel gusto e tagliente in acidità, sale maldon e pietra focaia a dare vigoria palatale. Lo sviluppo della carbonica è sottile e solerte. Finale lungo, grintoso ed elegante. Servito con un grande caviale potrebbe essere una forte arma di seduzione. 87/100 Metodo Classico Pas Dosé Blanc de noir 2010 100% pinot nero – Alc. 13% A differenza degli altri due campioni, questo non è proposto come Franciacorta. Giallo dorato con riflessi ramati. Introverso, bisogna pazientare un po’ prima di entrare in sintonia e carpire tutto ciò che ha da dire. Frutto delicato e sinuoso, con sfumature di ciliegia e lampone. A seguire geranio, carcadè, marzapane e mandorla glassata. Dopo qualche minuto emergono note vegetali fresche e di speziatura piccante a dare la giusta e auspicabile esuberanza. Sorso più impetuoso e appagante di quanto dimostrato al naso. Una lieve pennellata di morbidezza, salvo poi incanalarsi subito nel taglio aziendale, sapido e minerale. Ancor più delizioso, se abbinato a stuzzicanti bocconcini di coniglio in umido. CASA CATERINA Monticelli Brusati Il nome del domaine è dedicato alla madre di Aurelio ed Emilio Del Bono, i due fratelloni proprietari di questo gioiello incastonato tra le colline di Monticelli Brusati. Entrare in contatto con loro e il loro mondo significa entrare nelle viscere di un legame genuino, gioviale, bonario con la terra che li circonda. Sembra che le vigne ascoltino in silenzio i due fratelli ed eseguano in maniera composta e rigorosa la loro volontà. Ci intratteniamo con Aurelio, il classico gigante buono, voce rauca dalla simpatica cadenza bresciana. Animi liberi in vigna, in cantina e nella vita, propongono i loro spumanti al di fuori del disciplinare del Franciacorta. Tra i filari, oltre ai classici vitigni del territorio, hanno trovato spazio petit manseng, pinot meunier, tempranillo e ancora tanti altri. Vitigni che entrano nella composizione dei vini fermi e vale la pena spingersi fino a qui per assaggiarli. Tutte le vigne sono coltivate in regime biodinamico. 91/100 Metodo Classico Brut Nature Cuvée 60 2009 100% chardonnay – Alc. 12,5% 60 come i mesi di permanenza sui lieviti. Paglierino dai toni dorati. Naso introverso sulle prime, tende ad aprirsi cautamente, esibendo un bagaglio aromatico primaverile di grande freschezza. Fiori ed erbe officinali al servizio di un frutto vivo, tenace e mai scontato. Acacia, talco, oleandro, timo, camomilla, maggiorana e miele d’acacia. Il palato rivela compattezza e si distende in maniera vibrante e appassionata. Bollicina fine e armoniosa, accompagna un finale che sa di gesso e sale. Lungo e indimenticabile. Felice connubio con paccheri e vongole veraci. 90/100 Metodo Classico Brut Rosé Classic 2004 100% pinot nero – Alc. 12,5% Luminosa veste color albicocca. Approccio docile e disciplinato, meno irriverente, ma ugualmente suggestivo. Frutto accompagnato da una leggera nota ossidativa (ma non ossidata) molto piacevole, che ricorda lo stile “d’antan” delle cuvée prestige rosé delle grandi maison d’Oltralpe. Fragolina selvatica, ribes, rosa canina, ruggine e pompelmo rosa accompagnano delicate sfumature di biscotti da forno e panettone. A chiudere fragranze di pain d’épices e di tè rooibos. Palato sulla stessa lunghezza d’onda. Armonioso nello sviluppo per pochi secondi, prima di sterzare con una virata sapida e minerale. Da appetitosa merenda pomeridiana con pane casereccio e salame di Felino. 95/100 Metodo Classico Brut Rosé Antique 2002 100% pinot meunier – Alc. 12,5% La bottiglia che tutti (non proprio tutti poiché sono solo cinquemila esemplari) dovremmo tenere in cantina per assecondare il palato di un amico esigente. Color rosa cerasuolo tendente al salmone. Al naso sembra di camminare lungo un sentiero di montagna, tanto è sprizzante la sua freschezza. Sottobosco, note di stella alpina, felce e resina di pino fanno da preludio a un frutto palpitante, concitato e mai scontato. L’onnipresente fragolina di bosco, il cassis, la scorza di mandarino e poi ancora lo zenzero, il confetto e il tabacco biondo. Palato magistrale per avvolgenza, spessore e grinta. Una carbonica da manuale accompagna un sorso ricco e superbo nella sua raffinatezza. Vorresti continuare ad assaggiarlo per la bevibilità che mostra, ma la fine della bottiglia è subito in agguato. Un grande vino da conversazione.