Nelle cantine l’energia del marketing territoriale di Vladimiro Tulisso, foto di Fabrice Gallina Vino e turismo hanno un rapporto inscindibile e non solo per le oltre 600 varietà (comprese le 182 da tavola) registrate al Catalogo nazionale della vite. Molti di questi vitigni sono autoctoni, spesso strettamente legati non solo alla tradizione e alla cultura enologica di una singola regione, quanto a territori più limitati, microzone con caratteristiche ambientali ideali dove le varie tipologie di esprimono le migliori caratteristiche organolettiche. Per molte zone enologiche e certamente anche per una significativa porzione del Friuli Venezia Giulia, la produzione di vino rappresenta una parte della propria storia e identità che formano il patrimonio culturale immateriale del territorio. Fare dell’enoturismo affrontando un viaggio alla scoperta dei vitigni autoctoni d’Italia (siamo custodi della metà di tutte le varietà del mondo) significa trovarsi a indagare ogni angolo della Penisola, ogni lembo della sua cultura. vitis vinifera Il Friuli Venezia Giulia è la regione del Nordest d’Italia che con le difficoltà legate all’emergenza sanitaria Covid ha perso meno turisti: 1,9 milioni di arrivi nel 2021 rispetto ai 2,7 del 2019 (-28%); 7,3 milioni di presenze contro 9 milioni (-19,5%). Sembrano percentuali dolorose, ma questi mesi – con un andamento stagionale favorevole – hanno trasformato il segno meno in uno positivo. Con alle spalle un mercato che conta circa 15 milioni di visitatori/anno e un giro d’affari di circa 2,7 miliardi di euro, anche il settore enoturistico per il 2022 si augura di tornare ai numeri del 2019. Secondo un recente report di Divinea, principale portale di enoturismo italiano con oltre 350 aziende vitivinicole interrogate e una mappatura di oltre 1.200 esperienze, la nota dolente è però il livello d‘innovazione del mercato enoturistico italiano. La proposta è ancora basata sulla classica degustazione tra 3 e 5 vini comprensiva del tour della cantina, iniziative presenti in quasi tutte le aziende. Seguono delle esperienze più esclusive: pic-nic, trekking tra i vigneti, corso di cucina o pranzo con degustazione. Il 98% delle proposte sono prenotabili durante la settimana da lunedì e venerdì, ma il sabato – la giornata durante la quale gli enoturismi amano viaggiare – si scende al 55%. Su questi temi la società di consulenza Nomisma è intervenuta a Vinitaly2022 con alcune conferenze durante le quali sono stati presentati i risultati di ricerche e analisi di mercato elaborate in base a dati raccolti nei primi mesi del 2022 e presentati da Roberta Gabrielli, Senior Project Manager di Nomisma-Wine Monitor. La prima evidenza è la forte presenza delle donne nelle imprese del vino: sono attive specialmente nei settori marketing, comunicazione e promozione, dove esprimono l’80% degli addetti; nell’accoglienza e ospitalità rappresentano il 76% degli occupati; nell’agriturismo sono il 75%, mentre nel vigneto e in cantina la quota rosa crolla al 14 per cento. Forte la presenza delle donne anche fra i visitatori delle cantine dove i Millennials rappresentano un autentico boom. L’offerta enoturistica base è la più frequente nelle cantine del Nord Ovest mentre si osa di più nel centro Italia dove dopo l’assaggio si propongono prodotti tipici, escursioni culturali nei centri vicini e anche trekking. A Nordest il binomio “visita in cantina e assaggio” rappresenta l’unica proposta per oltre il 40 per cento delle cantine quasi rinunciando a far approfondire la vocazione vitivinicola del proprio territorio che non può trovare risposta in una sbrigativa visita aziendale. Non c’è dubbio che raccontare i propri valori, i prodotti e il territorio sia appropriato, ma tutto ciò ha necessità di un contesto più ampio affinché il turista abbia la possibilità di vivere un’esperienza rilassante che lo distanzi dalla sua quotidianità spesso alienante. Sempre facendo riferimento ai dati elaborati dalla società Divinea, si scopre che la classifica delle esperienze più richieste del 2021 da un pubblico sempre più giovane vedono in testa le proposte all’aria aperta ad esempio organizzando la degustazione in un luogo particolarmente panoramico dopo una passeggiata tra le vigne. Il pic-nic tra i filari è molto attrattivo perché mette in relazione la bellezza dei paesaggi vitati con le eccellenze enogastronomiche territoriali. Sempre più richieste le passeggiate tra i vigneti con percorsi dotati di zone di relax, il giro in bici per arrivare al top con la passeggiata a cavallo. Tra le proposte più gradite resta l’esperienza enogastronomica con l’accostamento cibo/vino meglio se questa non si limita al classico tagliere di salumi e formaggi, ma prevede una vera cena con abbinamenti. La degustazione classica – 3 o 5 vini con il grissino – non è sufficiente ad attirare un pubblico sempre più formato che la giudica ripetitiva e poco memorabile. Un target con una capacità di spesa sopra la media gradisce che la degustazione avvenga in forma personalizzata direttamente con un enologo, un sommelier o il proprietario della cantina. Apprezzate anche le occasioni romantiche da trascorrere con il proprio partner magari per occasioni particolari come anniversari e festa di san Valentino. Da chi arriva in cantina con la famiglia sarà certamente gradito uno spazio per i giochi dei bambini o organizzare delle degustazioni anche per i più piccoli magari a base di marmellate e confetture. Una quota di visitatori, infine, avrà necessità della disponibilità ad accogliere anche i cani, domanda in forte crescita da parte anche degli enoturisti. L’arrivo dei visitatori si concentra fra luglio e ottobre con agosto in posizione dominante mentre a gennaio, febbraio e marzo quasi nessuno bussa alla porta delle cantine. In termini di spesa solo il 18% dei visitatori in cantina ci lascia oltre 100 euro, l’acquisto medio oscilla tra 50 e 100 euro. Si è ben compreso, quindi, che l’enoturismo non può limitarsi a offrire l’accoglienza del visitatore e la vendita diretta in cantina: è tutto il sistema territorio che deve orientarsi verso un’offerta di qualità. Gli interessi dei nuovi flussi turistici, caratterizzati da un pubblico diversificato e sensibile ai temi della sostenibilità ambientale, si stanno modificando velocemente e sempre più attenzione è indirizzata verso le attività all’aria aperta. Non basta avere un bel paesaggio – pur nella sua determinante importanza – per diventare “enoturisticamente interessanti”. Le aziende dovrebbero predisporre una strategia per l'accoglienza e dedicarvi risorse professionali. La richiesta di visitare vigne e cantine è un trend ormai consolidato che non può rappresentare l’unica opportunità per il visitatore. Le aziende del Friuli Venezia Giulia potrebbero trovare nell’Università di Udine un possibile partner per migliorare l’offerta turistica. Il corso di laurea in Gestione del turismo e degli eventi potrebbe rappresentare un buon contenitore di professionalità per progettare percorsi idonei a promuovere il territorio attraverso il vino mentre delle risorse altrettanto formate arriveranno dal prossimo anno anche dal corso di laurea in Scienza e cultura del cibo con giovani in grado di operare nei settori della promozione e della valorizzazione di alimenti e bevande e dei sistemi alimentari. Opportunità per fare dell’enoturismo non più un’occupazione secondaria del vignaiolo, ma un’attività alla pari da organizzare come qualsiasi altra operazione aziendale. Le cantine hanno l’opportunità di diventare luoghi capaci di offrire esperienze trainanti del marketing territoriale.