
EDITORIALE

I successi non mancano, ma bisogna riflettere
Gli scenari di guerra che incombono sul mondo non lasciano certo tranquilli. E provocano inevitabili sconvolgimenti sui comportamenti individuali e
collettivi. Eppure, nonostante queste innegabili emergenze, in questo 2023 il turismo internazionale ha dato un grosso contributo alla nostra economia,
sia nell’hotellerie che nella ristorazione.
Anche in Lombardia abbiamo avuto esempi eloquenti di questo trend: di certo, nel valutare i numeri delle presenze nel settore dell’ospitalità, giocano
fattori positivi da non sottovalutare. Cerco di ordinare quelli che, secondo me, sono i “valori aggiunti” che contribuiscono al successo, ma indico
anche, in ordine seguente, le criticità che incombono sul settore. La qualità dell’offerta di ristorazione, decisamente migliorata per selezione delle
materie prime, accoglienza dell’ospite, proposta di vini; la varietà dell’offerta vinicola nei format di ristorazione, frutto di scelte imprenditoriali
oculate dei produttori lombardi, ma anche di accurate selezioni da parte dei sommelier nella gestione del vini; la straordinaria stagione climatica che,
se da un lato allarma per il riscaldamento globale, dall’altro ha consentito una crescita della cultura di viaggi/esperienze open air.
Dobbiamo però soffermarci anche su aspetti negativi, sui quali dobbiamo lavorare per evitare criticità e, soprattutto, dei business: vediamoli insieme.
La diminuita propensione allo svolgimento dei propri compiti professionali. Ovvero, il calo delle prestazioni, della passione, dell’entusiasmo nel
personale, spesso sottovalutato (e sottopagato).
Poi, aspetto da non trascurare, l’aumento dei costi all’origine delle materie prime, che comporta inevitabili lievitazioni dei prezzi al consumo. Da
ultimo, la scarsa qualità della “comunicazione” da parte di molti uffici stampa (le eccezioni positive ci sono sempre, ma si contano sulle dita di una
mano) che danno per scontato che il destinatario del messaggio sia già informato, a priori, su quanto l’azienda produce. Spesso queste agenzie non hanno
neppure le conoscenze di base per poter raggiungere il pubblico. Insomma, bisogna ritornare a raccontare, a spiegare, a educare. Così come fanno i
sommelier più bravi e preparati quando si avvicinano al tavolo e suggeriscono al cliente, con discrezione e sapienza, i migliori abbinamenti cibo-vino.
Seguendo un approccio culturale, prima ancora che business oriented.
Siete d’accordo?
Alberto P. Schieppati
Giornalista