DISTILLATI per la grappa "Rivoluzione cocktail" di MAURIZIO MAESTRELLI Il distillato italiano per antonomasia sta giocando le sue carte in maniera sempre più decisa anche nel mondo della mixology. Non tutte le grappe si prestano alla miscelazione ma il mondo dei bartender può dare slancio a questo consumo Il tempo nel quale la grappa sembrava essere solo tradizione e identità appare ormai molto lontano. I due concetti non sono stati cancellati, ovviamente e per fortuna, ma erano allo stesso tempo, ammettiamolo, dei pilastri e delle ancore. Ancore che, alla lunga, limitavano l'appeal del distillato nazionale per antonomasia. Tuttavia da ormai almeno due decenni la grappa sembra essersi scrollata di dosso quell'alone di vetustà che un po' la relegava al rito del dopo cena e questo, va sottolineato, si deve al grande lavoro che è stato fatto un po' da tutti i distillatori sparsi nella penisola che hanno saputo lavorare sulle caratteristiche organolettiche del prodotto, percorrere con successo la strada degli invecchiamenti, "giocare" sull'enorme patrimonio dei vitigni italiani, accelerare i tempi di arrivo delle vinacce agli alambicchi. Oltre che migliorare il packaging e comunicare in maniera più efficace il prodotto, cercando nuove strategie di marketing e lavorando anche sul piano della formazione.