RI-GENERAZIONI Aldo Rainoldi: ricomincio da 100 di SARA MISSAGLIA L'azienda valtellinese di Chiuro celebra un secolo di vita con lo sguardo rivolto avanti: nessuna nostalgia o autoreferenzialità. È una ricorrenza che si celebra non come traguardo, ma come fonte di ispirazione Il pensiero di Aldo Rainoldi, attuale dominus, è un mix di chiarezza e orgoglio e, prima di parlare del passato e della storia, racconta come vive oggi l'azienda: «Affrontiamo le sfide di un mondo in continua evoluzione, mantenendo intatte razionalità e metodo grazie ad un'esperienza secolare che fin qui ci ha accompagnato. Nel contempo non rinunciamo alla sperimentazione e a tutte quelle innovazioni, sia in vigna sia in cantina, che ci permettono di essere performanti e al passo con i tempi». Modernità, ci racconta, significa aver compreso che la qualità dei vini deve essere accompagnata dalla bellezza di tutto ciò che vi sta attorno, in quanto parte integrante dell'offerta turistica. L'accoglienza per Aldo Rainoldi deve essere gestita con professionalità e formazione: l'ospitalità non come accessorio, ma intesa e agita come pilastro della cultura aziendale. Un progetto in continua evoluzione che, nel caso di Rainoldi, si concretizza nel Wine Club che propone ai suoi iscritti un'offerta dedicata di eventi e degustazioni. E se il presente è fatto di cura e accoglienza, il futuro si disegna tra le righe di un altro sogno: Aldo Rainoldi immagina una struttura immersa nel verde, pensata per ospitare 40-50 persone, dedicata ad attività di team building per aziende corporate. Un'accoglienza a misura di territorio, di tempo e, perché no, anche di business. Nel contempo l'azienda non si ferma e, di fronte al calo nel consumo dei vini rossi, risponde con una visione chiara: «Abbiamo due vini bianchi in produzione, un terzo in arrivo, un vino dolce e due spumanti. Siamo rossisti, ma questo non ci impedisce di sperimentare. C'è diversificazione, ricerca: il prossimo vino bianco sarà un blend, e stiamo verificando la possibilità di impiegare anche altri vitigni. Vogliamo produrre vini espressione del territorio con un'identità ben precisa e in grado di soddisfare le diverse esigenze dei consumatori». A sostenere il cambio di passo c'è una viticoltura meno eroica e più di precisione, dove le decisioni sono frutto delle analisi di dati raccolti in campo. Il lavoro in vigneto è diventato più scientifico: non è solo pratica consolidata, ma processo tecnico, supportato da strumentazione avanzata e attenzione al dettaglio. LE RADICI DEL TEMPO Un piccolo albero genealogico può aiutare a districarsi tra i nomi che si ripetono da generazioni. Tutto inizia con Aldo Rainoldi, classe 1905, il capostipite, figlio di Giuseppe e di Domenica. Ha tre figli: Giuliana, Giuseppe, detto Peppino, e Gianluigi, padre di Aldo Rainoldi, nato nel 1973, che oggi guida l'azienda con la moglie Michela Benigni e i figli Marco e Maria Vittoria. Una sequenza affettuosamente intricata, che a volte genera confusione nei racconti familiari, ma che mostra la continuità come valore. La storia dell'azienda è una storia di famiglia, di territorio, di ascolto: per raccontarla in occasione del centenario, i Rainoldi hanno scelto una monografia dal titolo «Culto». Non un elogio, ma un atto di custodia. Perché fare vino, qui, significa anche conservare e tramandare ciò che conta.