MIGLIOR SOMMELIER DELLA LOMBARDIA 2025 Cristian Russomanno e la passione per lo studio di FRANCESCA CIANCIO Almeno due ore sui libri tutti i giorni e tanti sogni che vanno dalla California all'Australia con il desiderio di trasformarsi in un divulgatore enogastronomico e magari ambire al titolo nazionale Cristian Russomanno è quello che si dice un secchione. Se potesse, non farebbe altro che studiare. Forse è anche una questione di dna familiare, essendo i suoi genitori librai ad Avellino. Il miglior sommelier di Lombardia 2025 è arrivato al vino tardi. Nessun racconto poetico da sciorinare, del tipo "un nonno che faceva Aglianico o Fiano a Montefalcione", nessuna vendemmia fatta da piccolo tra le colline dell'Irpinia: c'è stata una forte motivazione a trovare una strada di crescita e affermazione. Studi umanistici ed estati passate a lavorare come animatore nei villaggi turistici. Poi succede che una sera accompagna un amico a una serata AIS ad Avellino e lì scatta qualcosa: «Ho pensato – spiega il campione in carica – che fare il sommelier potesse essere un'opzione interessante». Frequenta i primi due corsi e poi vola in Inghilterra per migliorare l'inglese e lavorare nella ristorazione. Non proprio il lavoro dei sogni: «Da lì promisi che, semmai avessi continuato a lavorare nei ristoranti, non avrei accettato più posizioni così umili. Puntavo a uno standard più alto». Dopo il terzo livello, l'occasione arriva a Milano con un lavoro da Signorvino: «L'ultima parte di studi – racconta Russomanno – è quella che mi ha fatto innamorare di questo mestiere, ovvero la possibilità degli abbinamenti ai piatti, da fare non solo con il vino, ma anche con tè, tisane, birre e cocktail. Collaborare attivamente con la cucina per proporre il miglior pairing. Ed è quello che ho fatto al Borgia (un ristorante in zona Solari a Milano) per due anni».