La New Wave del burro. Morello Pecchioli In Italia se chiedete a un radioso Signor Rossi come va la vita vi risponderà: «Liscia come l’olio». In Germania un felice Signor Müller dirà con un sorriso da Oral B: «Alles in Butter», alla lettera: «Tutto burro». Per i tedeschi il burro è gioia, esultanza, senso di appagamento. Insieme alla birra, al goethiano Bel Paese (soprattutto il Gardasee), alla puntualità maniacale e alla Volkswagen, adorano la Butterkuchen, torta fatta, come insegna Sale&Pepe, con il Süßrahmbutter, burro di panna dolce, stravedono per gli Spätzle al burro, gnocchetti affogati nel burro fuso con l’erba cipollina, e per il classico fegato alla berlinese annegato e cotto nel burro con cipolle e fette di mela. «Die butter ist dreimal im Jahr schlecht: Wenn sie zu weich ist, wenn sie zu hart ist, und wenn sie alle ist». Tranquilli, ecco qui Google Traduttore: «Il burro è cattivo tre volte l’anno: quando è troppo molle, quando è troppo duro e quando non se ne ha più». L’antico proverbio tedesco risale a quando Berta filava e non c’erano frigoriferi nelle case. Conferma quanto i germanici amino il burro fin dai tempi in cui Cimbri, Teutoni, Marcomanni e altre tribù del nord Europa, migrando a sud, cominciarono a dar spallate all’Impero Romano, e quanto il burro troppo caldo o troppo freddo sia “cattivo”: si squaglia in estate e diventa un mattone impossibile da spalmare su pane e tartine quando il freddo lo congela. Chi ha inventato il burro? Un nomade. Forse un pastore, forse un cammelliere. Quasi certamente il burro è nato per caso in un otre contenente del buon latte cremoso, di capra o pecora. Nel recipiente appeso a un quadrupede da soma, sballottato a lungo, la panna del latte si raggrumò in gnocchi semisolidi, teneri come il... burro e di gusto piacevole. Colta l’idea – siamo qualche migliaio d’anni prima di Cristo – l’homo sapiens, provando e riprovando, capì il sistema di burrificazione, poi inventò la zangola, quindi attrezzi sempre più perfezionati.